LA TESTIMONIANZA DI UNA AVVOCATA DEGLI ANNI ’50

9 Aprile 2018 | Redazione

Maison Antigone

3–4 minuti


Una ragazza degli anni ’50: fra traguardi professionali e famiglia

Sono Maria Luisa Francalancia, sono nata a Bologna, il 17 Ottobre 1928, da una famiglia certamente non agiata: mia mamma casalinga, mio papà ferroviere destinato a non fare nessun tipo di carriera, fosse solo per il suo ostinato rifiuto a prendere la tessera del Partito Nazionale Fascista. E tuttavia il contesto familiare era caratterizzato da quella bonomia e giovialità che erano le caratteristiche culturali della Bologna di allora e, spero, anche di quella di oggi. Il quadro dei rapporti uomo-donna erano tuttavia abbastanza chiari e definiti. Si diceva che la donna che studiava troppo era destinata a restare a zitella. In questo i miei genitori erano diversi perché, a differenza della cerchia familiare allargata, mi hanno sempre sostenuta.

Mi sono laureata nel 1952 alla facoltà di Giurisprudenza. Il corso era frequentato da 4 donne, tutti gli altri erano maschi. Ho iniziato subito la pratica presso lo studio di un Avvocato civilista e dopo due anni ho sostenuto l’esame di Procuratore legale.

Sempre per conto dell’Avvocato, presso cui facevo la pratica, andavo in udienza, scrivevo atti e seguivo l’iter delle cause. Non ho trovato difficoltà da parte degli Avvocati e dei Magistrati che mi accoglievano con simpatia.

Con molto coraggio insieme ad altre due colleghe aprimmo uno Studio Legale a Molinella, periferia di Bologna, e qui iniziò l’esercizio della professione in proprio.

Le cose cambiarono quando, a seguito del mio matrimonio, mi trasferii a Padova.

Qui mi trovai sola in un contesto culturale diverso e solo dopo molte difficoltà e ricerche trovai un Avvocato disposto ad accogliermi. Non mi ci volle molto per capire, però, che il massimo ruolo a cui potevo ambire in quello studio una donna era quello della segretaria. Vedendo che, per diffidenza nei miei confronti e per l’aria che si respirava nella compagine patavina, non avevo possibilità di esercitare la mia professione in proprio mi decisi allora a provare concorsi.

Ottenni l’abilitazione all’insegnamento alle materie giuridiche nelle scuole superiori, ma sentivo che l’insegnamento non era quello a cui aspiravo. Così provai il concorso per un posto all’Ufficio Legale alla Provincia di Padova, che vinsi.

Iniziai a lavorare per la pubblica amministrazione diventando dopo qualche anno Responsabile dell’Ufficio Legale dell’USSL. La mia diversità come donna, in un contesto allora prettamente maschile come quello della politica sanitaria, mi ha sicuramente aiutata a mantenere, per quanto nelle mie possibilità, ferme pratiche di correttezza e di rispetto della legalità.

Dopo quasi 40 anni di lavoro sono andata in pensione.

Riflettendo sul mio percorso, credo che molti degli obiettivi che per noi sembravano preclusi o il cui raggiungimento quasi irrealizzabile, si danno quasi per scontati. Mi riferisco per esempio alla presenza delle donne in Magistratura, fatto quasi impensabile negli anni 50.

La sfida adesso non è più quella di occupare i posti degli uomini, ma realizzare modelli comportamentali e organizzativi diversi.

E’ di questo che abbiamo bisogno piuttosto che di donne che replicano quanto ereditato.

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