IL PARERE – IL RUOLO DELL’ASSISTENTE SOCIALE ci Curcio Susanna

15 Settembre 2018 | Redazione

di Curcio Susanna

L’intervento dell’Assistente Sociale con le donne vittime di violenza

Ormai, quasi ogni giorno, ci ritroviamo a leggere e ad ascoltare alla tv atti di violenza nei confronti delle donne e spesso purtroppo queste situazioni, anche se vengono denunciate, risultano sottovalutate dalle nostre istituzioni.

Su tutto il territorio italiano esistono tuttavia professionisti e organizzazioni che si attivano per la difesa di queste vittime innocenti e per combattere il fenomeno della violenza di genere dilagante. Centri anti-violenza, associazioni di promozione sociale e volontariato, consultori famigliari e servizio sociale professionale si adoperano quotidianamente con la presenza di operatori preparati e qualificati per interventi efficienti ed efficaci. Medici, psicologi, avvocati, assistenti sociali, operatori sociali e volontari lavorano in rete affinché la donna non si senta sola e venga presa in carico da un equipe multidisciplinare, per un supporto e un sostegno totale lungo tutto il suo percorso.

In particolare la figura dell’assistente sociale, durante il primo colloquio conoscitivo con la donna, cerca di analizzare la situazione riportata dalla stessa, approfondendo le criticità e individuando le risorse personali ed economiche presenti. Fondamentale infatti, risulta la fase dell’accoglienza, poiché se la donna viene messa a proprio agio e percepisce comprensione, empatia e complicità, questa riuscirà ad aprirsi e a raccontare la violenza subita. L’operatore dunque, deve essere in grado di ottenere la fiducia della donna, così da essere da stimolo per il cambiamento della condizione della vittima. L’assistente sociale, inoltre, fornisce le informazioni necessarie sulle azioni da perseguire, qualora si decida di denunciare e intraprendere un percorso di autonomia e libertà dall’uomo maltrattante. La donna e l’assistente sociale, secondo le esigenze proprie della vittima e considerata l’eventuale presenza di figli, progettano compiti e azioni sulla base di obiettivi ben definiti, attraverso l’attivazione di servizi specializzati presenti sul territorio e sviluppando una rete di aiuto parentale/amicale.

In tutte le fasi del processo d’aiuto, l’operatore coinvolge la vittima in tutte le decisioni da prendere, su quali problemi lavorare e intervenire con urgenza, allo scopo di responsabilizzare la donna e rafforzare la sua autonomia e autostima. D’altro canto è la vittima stessa ad aver voglia di uscire dalla situazione di violenza, ed è per questo che l’assistente sociale deve rispettare i tempi di ciascuna donna, spesso alternati da desiderio di rivalsa ed emancipazione ad altri di ripensamento.

L’operatore deve sempre garantire la riservatezza su ciò che viene riferito dall’utente, entro i limiti previsti dalla legge.

L’assistente sociale nel momento in cui si trova a dover lavorare con questo tipo di utenza, collabora con altri professionisti del settore e associazioni del territorio, che si occupano di questa problematica. Il lavoro di equipe è fondamentale nella presa in carico della donna, così da intervenire su tutti gli aspetti che prevedono un intervento.

Di seguito le azioni più importanti dell’assistente sociale qualora si ritrovi a dover affrontare una richiesta di aiuto di donna maltrattata:

  • nei casi di emergenza e pericolo si provvede all’allontanamento della donna e dei figli dalla casa familiare, predisponendo l’inserimento immediato in una struttura protetta o presso parenti/conoscenti che si rendano disponibili;
  • fornire indicazioni o accompagnamento personale della donna presso le forze dell’ordine per presentare una denuncia penale;
  • assicurare supporto nella ricerca di una consulenza legale per l’avvio del procedimento di separazione, divorzio ed affido dei figli minori;
  • nel progetto di autonomia, dare sostegno nella ricerca di un lavoro o per il mantenimento del posto di lavoro;
  • fornire aiuto nella richiesta di sussidi economici al Comune di competenza, se sussistono i presupposti per ottenerli;
  • dare sostegno nella gestione e organizzazione dei figli minori ;
  • attivazione di un supporto psicologico e di altri professionisti che aiutino la donna a superare il momento di difficoltà;

Purtroppo la donna vittima di violenza si mostra reticente nel richiedere aiuto all’assistente sociale: in genere ha paura di non essere creduta, di essere giudicata o che venga minimizzata la situazione. Soprattutto l’idea che gli assistenti sociali provvedano all’allontanamento dei figli spaventa ulteriormente la vittima di violenze e abusi endofamiliari. Invece, proprio in questi casi, si ritiene opportuno mantenere unito il nucleo madre-bambino per non portare ulteriori sofferenze e squilibri alla vita dei minori. Per far si che questa diffidenza nei confronti dell’operatore sociale cambi, bisogna lavorare sull’informazione, diffondendo gli ideali, i valori e i principi su cui si fonda la professione, il ruolo e le azioni che l’assistente sociale mette in atto di fronte a queste circostanze. Dunque, a questo fine, bisognerebbe lavorare su un cambiamento culturale e sociale, così che la donna possa sentirsi tranquilla e libera nell’affidarsi agli enti preposti in cui è presente questa figura professionale, preparata e continuamente aggiornata per rispondere in modo adeguato alle richieste di aiuto di queste donne in difficoltà.

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