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ATTIVITA'
GIU’ LE MANI DAL FIGLIO DI LAURA
Perchè il diritto alla salute di un bambino prevale sul diritto alla genitorialità
CHIEDIAMO al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al Ministro della Giustizia Bonafede, al Presidente del Tribunale per i Minori di Roma di FERMARE L’ENNESIMA SOTTRAZIONE FORZOSA DI UN BAMBINO ALLA SUA CASA, AI SUOI AFFETTI, ALLA SUA MAMMA.
07/11/2018 in progress Autrice: Avv. Michela Nacca, Presidente Maison Antigone
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UNA SOTTRAZIONE CHE STA PER ESSERE CONSUMATA IN NOME DI UN FALSO COSTRUTTO DENOMINATO “ALIENAZIONE GENITORIALE”: IL PRODOTTO DI UNA CULTURA ADULTOCENTRICA E VIOLENTA.
 
FIRMIAMO LA PETIZIONE PROMOSSA DALLA NOSTRA ASSOCIAZIONE “MAISON ANTIGONE” SU CHANGE.ORG
 
Da anni nei Tribunali di tutta Italia stiamo assistendo al perpetuarsi di violenze contro le madri, non più solo consumate tra le quattro mura domestiche ma ormai fattasi anche istituzionale, grazie ad una normazione (L. 54/2006) frutto di una attività legislativa affidata a uomini e donne dalla cultura adultocentrica, profondamente misogina e violenta, indifferente alle sofferenze dei minori.
 
Centinaia di bambini, anche in tenera età, grazie a CTU completamente aderenti al costrutto ideologico della “alienazione genitoriale”, vengono sottratti dai Tribunali italiani alle loro madri non perché queste siano delle assassine, non perché abbiano commesso atti di pedofilia o abusi sui loro figli, ma solo ed esclusivamente per il semplice fatto che questi figli presentano atteggiamenti di forte difesa, di sé e/o della madre, manifestando terrore e rifiuto verso il padre!
 
Nei Tribunali oggi sempre più spesso accade che non venga più indagata la motivazione del rifiuto del bambino, né sembrerebbe importare più ad alcun Giudice o CTU capire se il rifiuto di un minore sia frutto di un grave abuso fisico e/o psicologico commesso dal genitore rifiutato: ciò in difesa del diritto adultocentrico alla bigenitorialità, da difendere sempre e comunque!
 
Nei Tribunali Italiani verifichiamo come, sull’altare della difesa del diritto indiscriminato degli adulti alla bigenitorialità, si consuma il sacrificio dei diritti essenziali dei figli minori: il loro diritto alla salute, alla libertà, alla salvezza, financo quello alla tutela dalla violenza fisica e psicologica!
 
Quello che sta per accadere al figlio di Laura, che il 6 novembre 2018 tramite un video ha lanciato un grido di aiuto a tutte le donne e gli uomini di buona volontà (v. video su Fb) è grave: un bambino di soli otto anni, per di più portatore di una malattia autoimmune invalidante che pone a rischio la sua salute e la sua stessa vita, verrà presto sottratto con la forza alla sua casa, al suo ambiente domestico, alla sua mamma alla quale è legatissimo e verrà messo in una casa famiglia, con proibizione di vedere e anche solo sentire telefonicamente la madre!
 
A giorni questo bambino non avrà alcun punto di riferimento sicuro intorno a sé!
 
Le sedi opportune valuteranno la correttezza delle CTU espletate e che hanno concluso per l’adozione di un tal gravissimo provvedimento (oggi 7 novembre 2018 a quanto ci consta ancora non fatto proprio dal Giudice incaricato) altri valuteranno anche l’esaustività delle indagini istruttorie condotte dal Tribunale dei Minori di Roma, non spettando certo a noi queste disamine.
 
Tuttavia al di là degli atti processuali, ciò che interessa tutti noi è ribadire con forza che il rifiuto di un bambino verso l’altro genitore, specie se radicale e grave, non può essere semplicemente PRESUNTO come conseguenza di una manipolazione materna, assolutamente rimasta non dimostrata né dimostrabile, perché illogica, irragionevole e scientificamente infondata è tale tautologica presunzione!
 
Un bambino perfettamente integrato in vari contesti sociali, come è il figlio di Laura Massaro, NON PUO’ ESSERE CONSIDERATO un bambino abusato dalla madre, così da giustificare provvedimenti che non sono stati adottati neppure per madri macchiatesi di reati gravi come il figlicidio.
 
NON SI PUO’ sottrarre un bambino al suo mondo ed ai suoi affetti, NON SI PUO traumatizzare, né deve essere posta in pericolo la sua salute fisica e psicologica PER COLPA DEI GENITORI, O DI UNO FRA QUESTI, e ciò NON PUO’ E NON DEVE ESSERE FATTO NEPPURE DALLE ISTITUZIONI: SOPRATTUTTO DA QUELLE PREPOSTE ALLA TUTELA DEL BENESSERE DI QUELLO STESSO BAMBINO!
 
LE ISTITUZIONI ED I TRIBUNALI NON DEVONO FARSI STRUMENTO DI PERSECUZIONE DEI PER I BAMBINI!
 
VI CHIEDIAMO DI RIFRMARE TUTTI!

BASTA ALLA DISCRIMINAZIONE DELLE DONNE NELLE FORZE ARMATE!
Chiediamo l'annullamento dei concorsi militari, sono anticostituzionali
L'Associazione Maison Antigone chiede l'annullamento dei concorsi militari - interni ed esterni - in corso per incostituzionalità dei relativi bandi che considerano lo stato di gravidanza delle concorrenti motivo
21/04/2018 in progress  Autrice: Avv. Simona D'Aquilio, Vice Presidente Maison Antigone
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di inidoneità ed esclusione.
Solo venti anni fa circa, e dopo una fermissima resistenza durata decenni,  le Forze Armate italiane finalmente si trovavano costrette ad aprirsi alla possibilità che anche le donne potessero essere assunte tra i loro ranghi, mentre in molti altri Paesi stranieri ciò avveniva pacificamente già da molti decenniinnanzi: tutto ciò  denunciava  il sessismo di cui la nostra cultura nazionale era profondamente  caratterizzata.
Nonostante i venti anni trascorsi e una nuova generazione sia nel frattempo nata e cresciuta, ancor oggi il Ministero della Difesa dimostra una strisciante misoginia che, a guardar bene, codesta  amministrazione palesa in modo grave ed evidente fin dalle sue fasi iniziali di reclutamento!
Leggendo i bandi di tutti i  concorsi militari delle nostre Forze Armate italiane ( Carabinieri, Aeronautica, Esercito e Marina) risulta infatti evidente come  la selezione del personale venga ancor oggi effettuata con una chiara scelta di voler privilegiare e favorire i concorrenti maschi: ad esempio  individuando nella gravidanza eventuale delle concorrenti femminili un motivo di inidoneità e, dunque, di esclusione dal Concorso!
Così anche quest’anno  il bando pubblicato il 10 gennaio 2018 sulla Gazzetta Ufficiale, per l’accesso di Allievi Ufficiali alla prima classe dei corsi normali delle Accademie Militari dell’Esercito, dell’Aeronautica, della Marina e dei Carabinieri per l’Anno Accademico 2018-2019, all’art.10 comma 4  stabilisce che la gravidanza costituisca un “temporaneo impedimento” che, qualora “non superato” entro i termini fissati dalla commissione, divenga  ipso facto motivo di esclusione!
Stesso incostituzionale principio viene confermato nel più recente bando di concorso interno pubblicato il 4 aprile 2018, per l’ammissione al 1° corso superiore di qualificazione, della durata non inferiore a sei mesi (2018–2019), di 100 allievi marescialli dell’Arma dei Carabinieri riservato agli appartenenti ai ruoli iniziali.
Eppure molte sono state le sentenze dei TAR che, negli ultimi anni, si sono succedute dichiarando la incostituzionalità di tali articoli inseriti nei bandi ed  invalidando così i decreti di esclusione illegittimamente emessi dalle commissioni in conseguenza di quelli, ricordando  alle amministrazioni statali convenute il loro dovere di salvaguardare il principio di uguaglianza.
Nonostante tali sentenze, il Ministero dell’Interno sembrerebbe ancora intento ad impedire alle ragazze che si trovino  in stato di gravidanza di partecipare alla procedura concorsuale, con conseguente discriminazione rispetto agli uomini ed alle donne che non lo siano.
Siamo chiaramente di fronte ad una violazione della Costituzione e delle direttive dell’Unione Europea, secondo le quali la gravidanza non può essere causa di esclusione. La gravidanza infatti non è una malattia.
I tribunali Amministrativi  hanno  chiaramente  spiegato che la gravidanza non possa essere considerata una causa di “inidoneità psico-fisica della donna” al suo eventuale reclutamento.
In altri termini  la gravidanza esonera l’interessata dal sottoporsi TEMPORANEAMENTE all’accertamento, ma non può essere considerato di per sé come una causa di inidoneità, perché ciò sarebbe  illegittimo.
Perché allora i bandi di concorso continuano a riportare una formula già più volte cassata come incostituzionale dai Tar?
Eppure la nostra Costituzione (articoli 3 e 51) prescrive chiaramente e senza ombra di dubbio che sia garantita l’uguaglianza fra i sessi anche nelle procedure di accesso agli uffici pubblici.
L’Amministrazione Statale dunque,  nello stabilire le modalità del Concorso, DEVE assicurare il rispetto di questo  principio, ponendo in essere tutti gli atti necessari per la sua realizzazione.
La clausola concorsuale che viceversa il Ministero dell’Interno continua ad ostinarsi a voler inserire in tutti i propri bandi, ancor oggi e nonostante le sentenze di condanna dei TAR italiani, deve considerarsi illegittima per violazione dei principi costituzionali e legislativi posti a tutela della maternità e delle pari opportunità.
NOI VOGLIAMO DIRE BASTA ALLA DISCRIMINAZIONE DELLE DONNE NELLE FFAA ITALIANE!

ANCHE NOI STIAMO CON ANGELA
Nuova petizione lanciata da Maison Antigone
Dopo aver denunciato le molestie subite da un proprio superiore, in ambito lavorativo, la Carabiniera Angela Apparecido Rizzo invece di ricevere l'appoggio totale dall'Arma sta subendo un procedimento disciplinare quindi una seconda vittimizzazione!
Chiediamo con forza che tale procedimento venga immediatamente revocato e l'Arma esprima le proprie scuse nonché la propria solidarietà ad Angela perchè chi ha gettato fango sui Carabinieri non è certo lei ma il suo molestatore!
05/04/2018 in progress  Autrice: Avv. Simona D'Aquilio, Vice Presidente Maison Antigone
L'ASSOCIAZIONE MAISON ANTIGONE PROMUOVE UN'ALTRA IMPORTANTE PETIZIONE
Braccialetto elettronico obbligatorio contro la violenza su donne e bambini!
Non possiamo più tollerare che le Forze dell'Ordine, evidentemente poco preparate, non riescano a proteggere le donne vittime di vittime di violenza e i loro figli!
Lo Stato deve intervenire con forza predisponendo misure cautelari ferree ed OBBLIGATORIE che non siano applicabili a discrezione del magistrato! Basta funerali! Vogliamo far continuare a vivere donne e bambini indifesi!
05/03/2018 in progress  Autrice: Avv. Simona D'Aquilio, Vice Presidente Maison Antigone
BASTA AL FAVOREGGIAMENTO DELLA PEDOFILIA E DELLA PEDOPORNOGRAFIA IN ITALIA ED IN EUROPA!
Rendiamo i pedofili identificabili e tracciabili pubblicamente come già avviene negli U.S.A.
Perché il diritto alla privacy dei pedofili non può prevalere sul
15/12/2017 in progress  Autrice: Avv. Michela Nacca, Presidente Maison Antigone
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diritto dei bambini ad essere tutelati dalle violenze sessuali, dallo  sfruttamento sessuale e dalla pedopornografia!
In Europa i bambini e le bambine  abusate sessualmente sono 18  milioni. In Italia su circa 80.000 chiamate l'anno giunte a Telefono  Azzurro il 10% dei casi riguardano violenze sessuali.
Uno studio del Centro Aurora di Bologna (Centro Nazionale per i  bambini scomparsi e sessualmente abusati) ha evidenziato che in Italia  dal 2004 al 2007 sono scomparsi 3.399 minori. E la situazione sta  peggiorando: nell’ultimo decennio molte di più sono state le scomparse  di bambini, dato l’aumento di  immigrazione clandestina di minori.
La pedofilia, la pedopornografia, le violenze sessuali sui bambini e  le bambine, il turismo sessuale, fenomeno molto diffuso tra gli italiani  così come tra uomini europei ancora oggi troppo poco ostacolato,  costituiscono reati particolarmente pericolosi per il futuro dei piccoli  abusati che porteranno per sempre le cicatrici della violenza spesso  con ripercussioni a livello psichico e sociale.
Un registro pubblico dei pedofili, nella maggior parte dei  casi recidivi, permetterebbe di identificare prontamente persone già  condannate per pedofilia che si aggirano in luoghi frequentati da minori e prevenire così qualsiasi forma di avvicinamento.
Negli USA, nonostante le violenze sessuali sui minori siano nettamente inferiori, il fenomeno viene contrastato con maggiore forza rispetto all’Europa, specialmente in fase preventiva e tenendo conto del fatto che i “predatori sessuali” sono dei recidivi.
Innanzitutto grazie alla “Legge Megan”, che prende  il nome da Megan Kanka, bambina  di sette anni che fu rapita, violentata  e uccisa nel 1994 da un vicino di casa pluripregiudicato per reati  sessuali su minori.
Dal 1997 in Usa le autorità devono schedare i condannati per delitti sessuali su minori: in tutti gli Stati è prevista  la registrazione in una banca dati elettronica dell’amministrazione  penitenziaria, acquistabile da parte di qualsiasi cittadino su Cd-Rom  per 35 dollari, oppure consultabile tramite un numero verde o un cd-rom  disponibile presso i commissariati, le biblioteche o le fiere delle  contee.
A breve, è stato previsto che i pedofili americani siano identificati come tali anche sul loro passaporto,  ciò per rafforzare la lotta contro il turismo sessuale con minori e lo  sfruttamento infantile. Il Dipartimento di Stato americano infatti  applicherà una sorta di 'bollino' sui documenti di chi ha commesso  questo tipo di reati ed il retro del passaporto recherà la dicitura 'Il  proprietario è stato condannato per un reato di tipo sessuale nei  confronti di minori ed è schedato secondo la legge americana'.
In Europa la materia di abuso, sfruttamento dei minori e pornografia minorile sono regolate dalla Direttiva 2011/92/UE.
La Convenzione di Lanzarote già dal 2007 prevede “la  registrazione e alla conservazione dei dati relativi all'identità, nel  rispetto della privacy e ad uso interno, nonché al profilo genetico  (DNA) delle persone condannate per reati sessuali, affidati ad un'unica  autorità nazionale che deve interfacciarsi con le altre autorità degli  Stati membri”. Tuttavia tale normativa è rimasta inapplicata dalla maggior parte degli Stati membri.
In Italia l’esistenza di una banca dati nazionale, ma a mero uso interno per le forze di polizia, è stata prevista dalla legge 36 del 2006.
Ciò stante noi chiediamo che in Italia ed in tutta Europa:
  1. Venga soppressa la condizione contenuta nella stessa  Convenzione di Lanzarote, inerente la tutela della privacy dei pedofili condannati.
  2. Sia creato un Registro Pubblico Pedofilia ove siano  inseriti tutti i dati identificativi di responsabili di reati di  pedofilia e pedopornografia (nome, cognome, data di nascita, residenza,  domicilio, riconoscimento fotografico) consultabile da ogni cittadino  via web.
  3. Venga introdotta la “Legge Megan” prevedendo che  chiunque è condannato per qualsiasi genere di reato a sfondo sessuale,  in cui vittima sia un bambino o un minore, perdendo  ogni diritto alla privacy, con  l'obbligo di registrare presso le Forze dell'ordine i propri dati  anagrafici, il proprio domicilio e i propri spostamenti, gli sia imposto  il divieto assoluto di frequentare, lavorare e/o risiedere nelle  vicinanze di luoghi abitualmente frequentati da minori o dal genere di  persona normalmente bersaglio dei propri crimini.
  4. Coloro che si siano macchiati di gravi reati sessuali su minori vengano resi identificabili sul loro passaporto, con specifico ed esplicito riferimento alla condanna subita.
Riteniamo infatti che il diritto alla privacy di un  condannato per pedofilia NON SIA PIU' MERITEVOLE DI PROTEZIONE DEL  DIRITTO DEI BAMBINI DI POTER ESSERE SALVATI DA VIOLENZE SESSUALI!         
Solo l'introduzione delle misure da noi richieste e sopra indicate, infatti, potranno  efficacemente contrastare in via preventiva la pedofilia: l'adozione di  politiche e legislazioni diverse da quelle sopra suggerite potranno  solo testimoniare la piena complicità ed il favoreggiamento compiuto  dalle istituzioni europee ed italiane verso tali odiosi reati!

DIMISSIONI CONSIGLIERE FABIO TUIACH!
È inaccettabile che un rappresentante della politica locale italiana possa esprimersi con tanto odio e negando la realtà dei fatti: il femminicidio è una piaga sociale! Tuiach deve dimettersi e non deve ricoprire mai più incarichi pubblici!
22/10/2017  Autrice: Avv. Michela Nacca, Presidente Maison Antigone
DIMISSIONI SINDACO DI PIMONTE
Lo stupro di una bambina non può essere una bambinata
Ci ha lasciato sgomente un anno fa conoscere la storia della ragazzina di 15 anni di Pimonte riferita dai media nazionali: nel 2016 sarebbe stata stuprata ripetutamente (il condizionale è ancora d'obbligo) da un branco di 12 suoi coetanei minacciata, dileggiata e ricattata dagli stessi
 07/07/2017 in progress   Autrice: Avv. Michela Nacca, Presidente Maison Antigone
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[Riflessioni sulle vicende di Pimonte ed a margine del Comunicato Stampa Ufficiale trasmessoci dal Sindaco via mail.

Le seguenti riflessioni si  basano sulle notizie pubblicate dalle maggiori testate giornalistiche nazionali e rinvenibili via web, nonchè sono frutto delle stesse dichiarazioni rilasciate dal Sindaco di Pimonte e dai suoi concittadini intervistati.]

con video registrati durante gli stupri, avvenuti in una capanna o grotta poco distante dal paese: un luogo anch'esso sfregiato, in quanto sarebbe utilizzato dalla comunità pimontese annualmente per la rappresentazione del Presepe.
   
Gli stupratori accusati sarebbero tutti minorenni, provenienti da diverse estrazioni sociali e culturali, due addirittura sembrerebbe fossero vicini anche al contesto parrocchiale di Pimonte (v. link sottostante) ma comunque tutti, anche se in diverso modo, sarebbero stati complici, e per diverso tempo, di questi gravissimi reati: commessi a danno di quella che avrebbe dovuto essere per loro un'amica, una coetanea, una fidanzata da amare e render felice... non un oggetto senza sentimenti, emozioni e dignità o diritti, da poter usare o far usare!

Ci ha lasciato nuovamente sgomente l'aver appreso che, un anno dopo il verificarsi di questi crimini orrendi, il Sindaco, durante un'intervista tv mandata in onda da La7 nel luglio 2017, sostenesse che lo stupro commesso fosse stata "solo una "bambinata" e che tutta la vicenda fosse ormai "cosa passata" da archiviare (vedi servizio nei link sottostanti).

Nel frattempo infatti la famiglia della vittima ha deciso di trasferirsi in Germania, non potendo ovviamente sopportare che quei ragazzi fossero intanto tornati in libertà, liberi di girare per il paese.

Lo stesso atteggiamento del Sindaco è stato espresso anche da altri compaesani, durante le interviste mandate in onda da La7, con lo stesso servizio, nonchè da altre testate giornalistiche: come se quanto potrebbe essere stato commesso da questi giovani costituisse al più solo un peccato, forse pur grave e di cui farsi presto perdonare, ma non primariamente un REATO che, come tale e se definitivamente accertato, prevederebbe invece una pena adeguata da scontare: non solo detentiva, comminata giudizialmente, ma SOCIALE, attraverso una manifestazione di ferma CONDANNA dinanzi al gravissimo comportamento di dispregio anaffettivo e violento che sarebbe stato commesso.

Un reato da stigmatizzare senza se e senza ma.

Tutto ciò, a maggior ragione, se si pensa che tali reati a quanto pare sarebbero stati commessi in modo continuato e ripetuto da non pochi giovani del luogo: in un paese che conta poche migliaia di abitanti: con tutte le conseguenze che ciò comporta.

Dunque più forte avrebbe dovuto essere la condanna ufficiale e sociale dell'intero paese verso lo stupro: a partire dal Sindaco e, perchè no, dal Parroco, il quale, pur condannando la violenza e gli stupri, nell'intervista affermerebbe: "E' un peccato verso Dio" (v. link sottostante).

E la vittima?

Solo partendo dalla piena consapevolezza delle responsabilità dell'intera comunità, oltre quella personale che verrà accertata definitivamente dai Tribunali, con conseguente e successiva espiazione certa e proporzionata della pena, si potrà pensare di poter ricostruire un rapporto di fiducia sociale, di autentica crescita personale e comunitaria, che possa anche giungere, solo AL TERMINE di questo LUNGO percorso, all'eventuale perdono da parte della vittima e della sua famiglia e dunque, solo allora, all'oblio della tragica vicenda!

Senza una previa, adeguata, forte, ripetuta e determinata condanna, senza che prima gli eventuali colpevoli abbiano scontato una proporzionale ed esemplare pena inflitta dai tribunali, nessun oblio può essere fatto, NESSUN PERDONO CHIESTO o ottenuto: suonerebbe un modo ipocrita per negare o sminuire frettolosamente l'accaduto, dimenticandolo, PRIMA ANCORA CHE VENGA FATTA GIUSTIZIA!

L'anticipare progetti di pieno reintegro di quei ragazzi, richieste di perdono, avanzate da alcune famiglie, parlare quasi solo dei ragazzi accusati come di potenziali o effettive vittime (v. interviste del Parroco), affinchè si giunga presto all'oblio sugli stupri che sarebbero stati commessi, è OGGI prematuro ed inumano.

Ciò potrà essere fatto: ma solo dopo che si sia definitivamente non solo pronunciata la giustizia, ma anche espiata la pena!

Alcune interviste sopra indicate (v. nei link sottostanti) sono state rilasciate già nei mesi subito successivi gli stupri, nonchè in seguito e più recentemente, nonostante nel novembre 2016 lo stesso Assessorato alle Politiche Sociali di Pimonte avesse organizzato, con le associazioni del territorio, una giornata di sensibilizzazione contro la violenza alle donne, presente lo stesso Sindaco (vai al link sottostante).

A causa della recente repentina e forte reazione di migliaia di italiani e degli stessi media dinanzi le parole del Sindaco, intervistato da La7 nel luglio 2017, questi immediatamente dopo presentava pubblicamente le proprie scuse per quanto affermato (v. link sottostante) tuttavia assumendo, in tal modo, la paternità di quelle affermazioni: "è stata una bambinata!"

Ma ciò basta per testimoniare una autentica fedeltà e coerenza con i principi costituzionali italiani?
Ciò giustifica la richiesta di oblìo su questi fatti?
Ed è una valida scusa, oggi, sostenere che quelle affermazioni siano frutto di una inesperienza televisiva e mediatica del Sindaco.... o, peggio, pensare che potrebbero esser state travisate dal giornalista di La7? (v. quanto sostenuto in un Comunicato Stampa Ufficiale trasmessoci dallo Staff del Sindaco).

"HO LA COSCIENZA PULITA" sostiene a gran voce il Sindaco di Pimonte, Michele Palummo, nel suo Comunicato Stampa Ufficiale inviatoci il primo agosto 2017, via mail.

Ma possiamo dire veramente, noi tutti, Istituzioni di Pimonte comprese, di avere la coscienza a posto, se in Italia ogni due giorni viene uccisa una donna o una ragazza dal fidanzato, marito o ex compagno?
Se bambine, ragazze e donne come la quindicenne di Pimonte vengono quotidianamente abusate, violentate, struprate, mobbizzate, emarginate?

O non dobbiamo piuttosto chiederci quali siano le nostre responsabilità formative? Dobbiamo chiedercelo come madri, padri, docenti, formatori, ma anche in quanto Giudici, giuristi, giornalisti, Sindaci, responsabili istituzionali di ogni livello ed in ogni settore. Nessuno escluso!

Possiamo realmente dirci: "IO HO LA COSCIENZA PULITA"?

Inutile condannare la violenza, se poi non ci si comporta di conseguenza: cioè non sostenendo efficacemente le vittime delle violenze e non condannando esemplarmente i responsabili di questi reati.

Un insegnamento è percepito come valido, venendo recepito dai giovani e meno giovani di una società, solo se ad esso segue un comportamento concreto e coerente. Attuato a tutti i livelli.

Se ciò non avviene, o viene attuato solo in modo apparente e formale, l'insegnamento non è autentico. Rimane vuota astrattezza ed anzi, rimanda ad una ambivalenza di messaggi contraddittori ed incoerenti che patologizza i destinatari: i nostri giovani e dunque la società stessa.

A causa della nostra Petizione lanciata sulla pagina change.org "Dimissioni Sindaco di Pimonte: uno stupro non è una bambinata" che in due settimane ha ottenuto oltre 44.000 sottoscrizioni, siamo state contattate dallo Staff del Sindaco di Pimonte che ci invitava ad approfondire la vicenda, assicurando che quella andata in onda non fosse la reale mens del loro primo cittadino, ancor oggi sostenuto da tutti i suoi cittadini.

Diamo atto che il Dottor Palummo, appartenente ad una Lista civica (l'unica Lista che sarebbe stata presentata alle ultime elezioni comunali) nel giugno scorso è stato infatti rieletto Sindaco dai suoi concittadini "a pieni voti" e per la sua seconda volta, riportando un grande successo elettorale(v. link sottostante).

Diamo altresì atto al Consiglio comunale di Pimonte ed al Sindaco stesso di aver sostenuto la organizzazione e realizzazione della manifestazione "Non è Colpa Mia", nel novembre scorso, per sensibilizzare la società pimontese contro la violenza di genere (v. link sottostante).

Ma è il Garante per l'infanzia e l'adolescenza della Campania, dottor Cesare Romano, ad affermare che in realtà "non è stato fatto abbastanza" proprio dalle istituzioni pimontesi per la povera quindicenne e la sua famiglia, così da determinarne la decisione di cercare altrove quella serenità che a Pimonte è stata negata loro! (v. link).

In realtà, come riferito dall'avvocato della vittima e della sua famiglia, la realtà pimontese non è monolitica (v. link sottostante): una parte dei Pimontesi condanna gli stupri che sarebbero stati commessi da questi ragazzi a danno della giovane vittima, anch'essa loro concittadina, non condividendo dunque l'atteggiamento sminuente espresso da altri cittadini innanzi le telecamere di La7.

Tuttavia dalle interviste mandate in onda, molte delle quali riportate sotto con i link corrispondenti, risulta indubbio che il territorio di Pimonte non sia del tutto scevro da una mentalità negazionista, che rifugge l'assunzione piena e completa delle responsabilità formative in gioco. A cominciare dal suo primo cittadino, in base a ciò che egli stesso scrive nel suo Comunicato Stampa Ufficiale inviatoci!

Tanto più ciò sarebbe grave qualora risultasse vero, come riferito da diversi servizi giornalistici, che tali atroci fatti si sarebbero intrecciati con le realtà criminali, organizzate o non, del territorio!

A maggior ragione, dunque, lo Stato e le istituzioni dovrebbero, proprio in queste occasioni, porre più attenzione, verificare tutte le responsabilità, ed in caso inviare segnali forti, affinchè si sappia che non è mai ammissibile la giustificazione o l'oblìo di un così grave reato, specie se commesso contro una minore, specie se espressione di una cultura contraria alla legalità, ai diritti costituzionalmente garantiti ad ogni persona, senza distinzione alcuna, ed infine allo Stato medesimo!

Né mai è accettabile la inversione dei ruoli vittima/carnefice, che quella cultura negazionista implica.

Non c'è dubbio che, come sostenuto dal Parroco di Pimonte, i minorenni che avrebbero commesso questo vigliacco e spregevole atto verso questa giovanissima ragazza, scontando la pena che eventualmente verrà inflitta dalla giustizia, debbano tuttavia anche essere aiutati ad uscire dai meccanismi che li avrebbero condotti a ciò: siano essi legati ad una cultura di violenza criminale, peggio se organizzata, o di anaffettiva dipendenza dal branco.

Tuttavia il dovere della società intera, civile e politica, in particolare in questo frangente quella di Pimonte, è quello di NON DIMENTICARE che la vera vittima è la ragazzina quindicenne e la sua famiglia: distrutti da ferite che difficilmente potranno rimarginare!

Per avere una completa e chiara visione d'insieme dei fatti e delle dichiazioni rese vi rimandiamo ai seguenti link:

  • Comunicato Stampa Ufficiale trasmessoci dal Sindaco via mail

  • La  notizia degli  stupri di gruppo a danno della quindicenne, minacciata e  ricattata da filmati: coinvolti 12 minorenni, compreso il  fidanzatino

  • Manifestazione contro la violenza alle donne a Pimonte (novembre 2016)

  • Parla  l'Avvocato della vittima Cathine Graziuso: parte del Paese condanna ciò che è avvenuto,  ma "una parte pensa sia stata una bravata", la ragazza dileggiata. Un  Paese che sembrerebbe aver reagito solo con incontri istituzionali,  eventi, pensando forse un pò troppo presto al reintegro dei carnefici

  • Parla  la psicologa del centro antiviolenza che ha seguito la vittima e la sua  famiglia, spiegando il loro dolore ed i meccanismi di conflitto  subentrati, l'abbandono subito,  la reazione alla liberazione dei  ragazzi arrestati disposta dal GUP, la decisione della famiglia di  rientrare in Germania e non tornare mai più. Una famiglia distrutta che  cerca un nuovo inizio altrove

  • Intervista del luglio 2017 al Parroco di Pimonte: "anche i ragazzi arrestati sono vittime" (Fanpage.it)

  • Intervista al Parroco di Pimonte del luglio 2016 (Il Corrierino Tv)

  • "Un'offesa a Dio dire che è stata una bambinata" inrtervista al Parroco di pimonte del luglio 2017 (Canale 696)

  • Intervista di La7 al Sindaco di Pimonte trasmessa il 3 luglio 2017 "è stata una bambinata"

  • Servizio televisivo su La7

  • Elezioni del giugno 2017 del Sindaco di Pimonte (La Repubblica.it)

  • Le "scuse" del Sindaco di Pimonte

  • Riflessioni di una psicologa ed insegnante circa le dinamiche del branco e le naturali reazioni della vittima

  • Il Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza della Campania accusa l'amministrazione di Pimonte di non aver fatto abbastanza

LA VICENDA DELLO STUPRO DI MELITO PORTO SALVO
Se li giustifichi sei come loro
Dopo le esternazioni del Sindaco di Pimonte, che ci portarono a lanciare la petizione su Change.org al fine di ottenere le sue spontanee dimissioni, ci troviamo dinanzi ad analogo episodio.
07/09/2017  Autrice: Avv. Simona D'Aquilio, Vice Presidente Maison Antigone
[CONTINUA LA LETTURA]
Questa volta ci spostiamo in Calabria, a Melito Porto Salvo, dove una tredicenne è stata stuprata da un branco di compaesani per ben TRE anni.
Unitamente agli abitanti del paese, un rappresentante delle istituzioni, il Consigliere Zavettieri, avrebbe commentato la vicenda ponendo l'accento sul fatto che gli stupratori sarebbero una sorta di ragazzi sbandati e cresciuti senza alcuna forma di amore.
Per Maison Antigone un'esternazione del genere, seppure fosse animata dall'intento di fornire una spiegazione psicologica ad un fatto aberrante, è inaccettabile ed intollerabile. Questo perché tale affermazione confonde i ruoli, appiattisce il senso della Giustizia, annulla i sentimenti di solidarietà e di sostegno alla vittima gettandola in un baratro medievale.

Facciamo sentire la nostra indignazione!
Zavettieri deve chiedere scusa alla ragazza vittima dello stupro di gruppo e, subito dopo, dovrebbe dimettersi dalla propria carica perché uno stupro non deve avere alcun alibi, giustificazione o scusante

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