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ARTICOLI ANNO 2019
TRIBUNALE DEI MINORI DI ROMA
“Chiedo aiuto alle istituzioni, rischio di perdere mio figlio”
Uno scenario che si prospetta inquietante, quello di Laura Massaro che oggi, per il terzo giorno, protesta davanti al Tribunale dei Minorenni di Roma, con un cartello in mano: “giù le mani dalle donne e dai bambini, basta violenza istituzionale”.
“Siamo tutte Laura” invece è la frase scelta dalle associazioni che hanno deciso di sostenerla, compresa l’associazione Maison Antigone, in nome dei numerosi casi di sottrazione di minori che si stanno verificando in questi anni in Italia e nel silenzio istituzionale.
20/05/2019  Autrice: Marzia Lazzerini
TRIBUNALE DEI MINORI DI ROMA

Alcune donne vogliono rompere il silenzio ma c’è ancora troppo timore perché in gioco ci sono i figli. È il terrore infatti che le portino via il figlio che spinge Laura a continuare il sit-in iniziato lunedì scorso davanti al Tribunale. Un messaggio chiaro, forte e disperato.
 
Il calvario comincia nel novembre 2018 quando inizia a difendere suo figlio di 9 anni dal rischio di essere prelevato con la forza e collocato in una casa famiglia per poi successivamente essere affidato in via esclusiva al padre senza poter avere più contatti con lei, neanche telefonici. Così rischiando di perdere la responsabilità genitoriale per sempre.
 
L’accusa a questa madre è la solita condanna senza tesi scientifica che alcuni giudici sembra anticipino come legge e come costrutto scientifico: la così detta alienazione genitoriale. Quel sentimento che attribuisce alla madre la responsabilità del rifiuto, e a volte della paura, di un figlio ad incontrare o frequentare il padre, senza considerare gli eventuali altri motivi per cui i bambini possono rifiutare l’incontro.
 
Durante la causa di separazione di Laura, la consulente tecnica d’ufficio, una psicologa, aveva diagnosticato la sindrome di alienazione parentale al bambino e il Pubblico Ministero ha naturalmente avvallato la tesi. Il 2 maggio, pochi giorni fa, nonostante le richieste della madre di ascoltare il bambino e i suoi timori, il giudice decide di nominare un tutore e di sospendere quindi la responsabilità genitoriale di entrambi. La strada verso il prelievo coatto e il ricovero in una comunità, quindi, è per il bambino sempre più vicina. In nome di una sindrome mai riconosciuta dalla comunità medica e in nome di una bigenitorialità perfetta non ancora varata come legge.
PATTI PREMATRIMONIALI: CROCE O DELIZIA?
Mentre tutte eravamo in fermento, giustamente, per contrastare i ddl sul diritto di famiglia (il più osteggiato dei quali è quello del senatore Pillon), in modo silenzioso e subdolo il Consiglio dei Ministri ha approvato dieci disegni di legge con altrettante deleghe al Governo in materia di semplificazione e codificazione. Spicca, per la pesantezza degli argomenti trattati, la riforma del codice civile su temi delicatissimi e costituzionalmente garantiti riguardanti, e non è un caso, la famiglia. Stiamo parlando dell’introduzione, in Italia, dei patti prematrimoniali e di una modifica delle successioni ereditarie.
27/04/2019  Autrice: Avv. Simona D'Aquilio, Vice Presidente Maison Antigone
PATTI PREMATRIMONIALI: CROCE O DELIZIA?

Da diversi anni i più disparati movimenti a sfondo maschilista, insieme a molte persone “distratte”, tentano di far passare anche in Italia la prassi degli accordi prematrimoniali, scimmiottando il modello di paesi di common law. Di nuovo, dunque, assistiamo ad un tentativo di operare un azzardato copia e incolla di istituti giuridici che con la realtà italiana hanno poco o nulla a che fare. Di nuovo vediamo i nostri politici ossequiare e glorificare istituti giuridici barbari (nel senso greco del termine), come è accaduto per la riforma del diritto di famiglia portata avanti sbandierando innovazioni codicistiche che sarebbero state imitazione di sistemi giuridici stranieri (salvo poi smascherare questa fake new analizzando davvero i codici civili di quelle nazioni e scoprendo che il collocamento paritario dei figli imposto dalla legge è stato ABBANDONATO in paesi come la Francia e la Svezia perchè lesivo dell’equilibrio psicologico dei minori).
In primo luogo, troviamo preoccupante il ricorso ad un iter che dovrebbe essere legislativo e non di mera delega al Governo su argomenti che toccano profondamente le basi della nostra società civile. La Costituzione italiana pone al proprio centro la famiglia quale base della nostra società ed il nostro codice civile, recependo i dettami costituzionali, prevede una tutela ampia sia dei figli minori che del coniuge economicamente più debole.
Delegare, dunque, il Governo (organo ESECUTIVO) di riformare parti così rilevanti del codice civile italiano è da considerarsi non solo anticostituzionale ma anche un atto altamente pericoloso ed eversivo e riteniamo di non esagerare in questa affermazione.
Il nostro attuale codice civile prevede che in caso di separazione dei coniugi, questi potranno ricorrere al Tribunale per ottenere i provvedimenti riguardanti la prole, la casa coniugale ed un eventuale mantenimento del coniuge economicamente più fragile. Il tutto nel rispetto dei nostri dettami costituzionali (art. 30 Costituzione: È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori dal matrimonio.  Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti. La legge assicura ai figli nati fuori del matrimonio ogni tutela giuridica e sociale, compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima.
La legge detta le norme e i limiti per la ricerca della paternità.) e civilistici (art. 147 codice civile: Il matrimonio impone ad ambedue i coniugi l’obbligo di mantenere, istruire, educare e assistere moralmente i figli, nel rispetto delle loro capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni, secondo quanto previsto dall’articolo 315-bis).
Nella prassi attuale dei Tribunali, dunque, il Giudice chiamato a pronunciarsi in una separazione dei coniugi analizzerà quella famiglia, il tenore di vita dell’intero nucleo familiare, il tipo di scelte effettuate dai coniugi (ad esempio se uno dei due abbia rinunciato al lavoro o abbia compresso la propria attività per dedicarsi alla crescita della prole), l’educazione data ai figli e le loro aspirazioni ed esigenze nonché eventuali responsabilità del fallimento del matrimonio in capo ad uno dei coniugi. In definitiva, il magistrato scatterà una fotografia di quella realtà familiare ed adotterà i provvedimenti più adatti a tutelare soprattutto i figli minori affinché, a causa della separazione dei genitori, la loro quotidianità non venga completamente stravolta. L’introduzione dei patti prematrimoniali in materie delicate come l’educazione dei figli, dunque, è altamente lesiva dei diritti dei minori che diverranno oggetto (e non saranno più soggetti) di fredde programmazioni (piani genitoriali, come ama definirli taluno) riguardanti la loro vita ma tutto ciò ancor prima della loro nascita e prima di sapere quali siano le loro legittime aspirazioni ed inclinazioni tutelate dalla Costituizone e dal codice civile!
Ciò che desta preoccupazione, non è solo questo aspetto anticostituzionale riguardante i figli ma anche quello dell’affievolimento dei diritti nascenti dal matrimonio, in generale, ed in particolare di quelli delle donne in situazioni di violenza o maltrattamento o di fragilità economica. Basti pensare al fatto che la stipulazione degli accordi avviene in un momento particolarmente felice della vita di coppia, poiché antecedente il matrimonio, e chi si occupa di violenza sa bene che nella maggior parte dei casi, un soggetto narcisista e manipolatore riesce a celare molto bene il proprio vero io che esplode violentemente anche dopo diversi anni di matrimonio, lasciando la vittima in una condizione di afflizione morale e psicologica tale che le impedisce a lungo di separarsi fisicamente dal proprio carnefice.
Quindi, è facile immaginare quale sarebbe il tenore di patti prematrimoniali stipulati in una coppia nella quale uno degli sposi sia un narcisista manipolatore: si può facilmente supporre che sarebbero dei patti totalmente sbilanciati in favore di questo soggetto e che ingabbiano del tutto la sua vittima! La tutela che l’altro coniuge potrebbe ottenere, in una causa di separazione, verrebbe annientata dall’accordo che diverrebbe il solo atto giuridico valido ed applicabile al coniuge ed alla prole.
Se rivolgiamo i patti prematrimoniali, invece, a rapporti personali nei quali non esiste violenza abbiamo conseguenze altrettanto dannose perché le condizioni siglate saranno inevitabilmente miopi, decise in un momento nel quale i nubendi sono del tutto ignari di ciò che potrà essere il proprio futuro che, però, ipotecano in un contratto valido che farà sorgere precise obbligazioni in caso di separazione. Se, dunque, la separazione avverrà non avrà rilevanza osservare quale dei coniugi abbia contribuito economicamente al formarsi di quella famiglia, quale abbia rinunciato o limitato la propria attività lavorativa per crescere dei figli (in Italia sappiamo bene che il tasso di disoccupazione femminile è molto elevato e che moltissime donne perdono la propria occupazione, dopo la nascita del primo figlio), chi avrà maggiore o minore potere economico in quel momento storico perché TUTTO era già deciso prima delle nozze. Nessuna valutazione, nessun giudizio, nessuna tutela giuridica. Ogni elemento viene lasciato in mano a chi stipula i patti prematrimoniali che potrebbero essere sottoscritti anche quindici anni prima della fine del matrimonio!
Ciò che viviamo, nell’esperienza dei nostri studi legali, dovrebbe far riflettere qualunque giurista circa la dannosità di questa riforma. Basti pensare a tutte quelle persone che, semplicemente ed ingenuamente, prima del matrimonio hanno costituito società inserendovi la propria dolce metà, cointestato beni (o addirittura intestato beni al coniuge) o aperto conti correnti cointestati nei quali solo uno dei coniugi ha effettuato ingenti versamenti in denaro. Queste persone, quando il rapporto finisce, nel primo colloquio con il proprio avvocato si autodefiniscono “stupidi, ingenui, accecati dall’amore e da una fiducia poi rivelatasi mal riposta”; tuttavia, nell’attuale sistema giuridico, abbiamo degli strumenti che possono far valere le ragioni di chi è stato poco lungimirante o troppo ingenuo prima del matrimonio. Con l’entrata in vigore dei patti prematrimoniali, questi medesimi soggetti eccessivamente ingenui o miopi o troppo fiduciosi nell’altro, firmeranno un accordo che nessuno potrà impugnare o vanificare dopo la fine del matrimonio e che verrà semplicemente e velocemente applicato.
Da qualunque punto di vista la si guardi, dunque, si tratta di una riforma che travolgerebbe tutti i principi di solidarietà familiare, i principi di cura ed educazione dei figli ed è gravissimo che ciò avvenga senza proteste, senza reazioni in primo luogo da parte di chi dovrebbe tutelare le donne ed i bambini che nel nostro Paese sono le fasce più deboli della società.
Pare proprio che questo governo abbia molto a cuore la distruzione di diritti fondamentali e costituzionalmente garantiti in tema di diritto di famiglia e se non sarà lo scellerato ddl Pillon saranno i patti prematrimoniali ad infliggere un duro colpo a quel sistema di tutele che, almeno, oggi sono codificate.


ABORTO: NUOVO DISEGNO DI LEGGE IN TEXAS
Promotore di questa riforma è il repubblicano ed ultraconservatore Tony Tinderholt membro della Camera dei rappresentanti del Texas veterano dell’Aeronautica Militare e con un record particolare: si è sposato per ben cinque volte.
18/04/2019  Autrice: Avv. Simona D'Aquilio, Vice Presidente Maison Antigone
ABORTO: NUOVO DISEGNO DI LEGGE IN TEXAS

Secondo questo soggetto, il tutto si baserebbe sul principio secondo il quale un ovulo fecondato da uno spermatozoo assurgerebbe a soggetto portatore di diritti e degno di protezione esattamente come un bambino.
Ebbene, secondo il promotore di questa iniziativa, la donna che dovesse abortire, qualunque sia il motivo di tale scelta (sottoporsi a cure salvavita oppure aver subito uno stupro), commetterebbe un omicidio e, quindi, dovrebbe essere punita con il medesimo trattamento: la morte!
Questa reazione all’aborto è talmente contraddittoria, ai limiti della schizofrenia (giacché prevede di togliere la vita ad una donna per il fatto che questa avrebbe tolto una vita ad un ovulo fecondato) che non v’è chi non veda, qui dalla civilissima Italia, che si tratta dell’ennesimo attacco alla libertà delle donne, questa volta minacciate addirittura di morte. Non è altro che il ripristino della legge del taglione, in parole povere: occhio per occhio, dente per dente.
Cosa si cela dietro questa previsione normativa che taluni vorrebbero introdurre in Texas, dunque?
Tinderholt è noto per le posizioni omofobe assunte in questi anni, è seguito da un’orda di soggetti che si muovono inneggiando ad ire di Dio ed anatemi di ogni tipo e parlando di aborto come di un genocidio. Una vera e propria massa di esaltati medievali che sono stati addirittura sentiti per la prima volta nella storia dello Stato del Texas, dai membri della commissione legislativa, sotto forma di pubblica testimonianza. Soggetti autodefinitisi appartenenti al movimento “Pro-life” ma che vorrebbero vedere condannate a morte le donne che abortiscono.
Le testimonianze così raccolte sono state circa 500 delle quali 446 a favore della nuova proposta di legge e solo 54 contrarie. Un tentativo di esercizio di democrazia che riteniamo goffo e manipolabile oltre che poco credibile, visto il soggetto dal quale proviene.
È chiaro che Tinderholt abbia assunto il ruolo di portavoce di uno spaccato di Texas estremamente conservatore, omofobo e bigotto ma ciò che ci sembra davvero inquietante sono le dinamiche con le quali sta agendo e che fanno molto riflettere anche su ciò che accade nel nostro Paese.
Innanzitutto colpisce la vicinanza di questo soggetto con ambienti evangelici e cristiani, tipici del white nationalism, e che hanno un nesso diretto con lo stesso Steve Bannon al quale dobbiamo l’ascesa di Trump ed il successo di Bolsonaro in Brasile e che, di recente, è stato in Italia dove ha una speciale intesa con alcuni politici nostrani i quali rappresentano in qualche misura “l’uomo politico ideale” per perseguire l’affermazione del white nationalism anche nel Bel Paese.
In secondo luogo, balzano agli occhi i temi antiabortisti molto cari anche ad una frangia del nostro governo che si identifica in valori “Pro-life” e che ha già avanzato idee originali circa il dissuadere una donna dal ricorrere all’aborto, anche attraverso il pagamento di somme di denaro. Qualcuno lo considera un reato e conta in sei milioni di bambini non nati il risultato del ricorso all’aborto in Italia (il senatore Simone Pillon-Lega) e taluni si spingono oltre chiedendo che venga dato rilievo al ruolo paterno, in caso di aborto.
Il tutto viene condito con un terrorismo circa inverno demografico ed invasione di migranti con conseguente estinzione della “razza europea” (si torna, quindi, al white nationalism di impronta statunitense).
Le analogie, dunque, tra ciò che sta muovendo l’opinione pubblica texana sulla questione aborto ed il recente “World Congress of Family” svoltosi a Verona non ci tranquillizzano affatto circa i diritti che ritenevamo acquisiti anche in Italia e che oggi potrebbero essere messi in pericolo. Di fatto, la legge 194/1978 già non viene applicata efficacemente a causa dell’elevato numero di medici (circa il 70%), ostetriche ed operatori sanitari in genere obiettori di coscienza; motivo per il quale riuscire ad avere assistenza sanitaria adeguata e poter effettuare un’interruzione di gravidanza è divenuto un vero calvario. Anche la somministrazione della pillola del giorno dopo (la RU486) è di difficile attuazione a causa di obiezioni di coscienza dei farmacisti che dovrebbero farne scorta.
In poche parole: la 194/1978 rischia di rimanere valida solo sulla carta ma sempre meno nella realtà ed oggi rischia anche un durissimo attacco da parte di un movimento che è a dir poco misogino e che noi abbiamo il dovere di contrastare in ogni modo. Le donne sono il 51% della popolazione italiana e hanno il diritto di voto. Devono far sentire la loro voce!

VERAMENTE IL FINE DEL DDL 735 E' LA BIGENITORIALITA' E LA DIFESA DELLA FIGURA PATERNA?
Sfatiamo le fake news del ddl Pillon…
Il 1 aprile 2019 abbiamo ricevuto il seguente messaggio mail dal dott. Marco Pingitore, che pubblichiamo:

"Spett.le Associazione,
segnalo errori in questo vostro articolo:
02/04/2019  Dott. Marco Pingitore
VERAMENTE IL FINE DEL DDL 735 E' LA BIGENITORIALITA' E LA DIFESA DELLA FIGURA PATERNA?

1. non sono autore del DDL Pillon (DDL 735)
2. il programma Refare non prevede alcun "reset" mentale di persone minorenni
3. il programma Refare non comporta un "grave illecito" poiché  l'art. 32 della Costituzione è pienamente rispettato. Infatti, il trattamento sanitario previsto dal progetto Refare è conforme con i principi del consenso informato (art. 1 e 3 della L. 219/17 e art. 31 del Codice Deontologico degli Psicologi). Il consenso informato è fornito dal genitore affidatario. Maggiori informazioni nel  libro in allegato e sul sito dedicato: www.refareprogram.com
4. il programma Refare è privato e si svolge nella città di Cosenza, per cui non è erogato da "La Casa di Nilla" di Catanzaro: www.lacasadinilla.it
Vi prego di rettificare l'articolo quanto prima e di darmene comunicazione.
Cordiali saluti.
Marco Pingitore"


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