Vai ai contenuti

LETTERA AD UN GIUDICE

Maison Antigone
Pubblicato da in Centro Studi Separazioni e Affido Minori · 3 Maggio 2020
Sig. Giudice,
mi permetta di esprimere alcune mie considerazioni sul prodotto finale del giudizio contro il mio maltrattante o, se vuole, chiamiamola pure sentenza di assoluzione perché il fatto non sussiste.
Non sussiste rispetto a cosa? Al capo di imputazione “maltrattamenti in famiglia? O rispetto alla esiguità delle percosse inflittemi?
Perché in entrambi i casi io, abituata non solo da avvocato ma come essere pensante e attenta all’uso delle parole, nella Sua sentenza non leggo da nessuna parte che il maltrattante non ha usato violenza fisica o psicologica o che non sono stata vessata durante la relazione (per non parlare della violenza economica che mi teneva legata mani e piedi nella relazione violenta).
Leggo solo che per Lei manca la famiglia perché non avevo la residenza con lui…
Ma la convenzione di Istanbul dice l’esatto contrario di quanto da lei affermato! del resto lo ha scritto anche Lei in epigrafe della sentenza: anche la sua residenza, non coincideva con la nostra abitazione comune.
Leggo che essendo gli episodi da me indicati solo tre (del resto ho indicato quelli principali supportati da certificati medici) questi non sono a Suo giudizio essere di numero sufficiente a considerare l’individuo come “violento”: perché tale sarebbe solo uno che ti massacra quotidianamente di botte!
Bene, caro Giudice, a parte il fatto che non potevo certo descriverLe i pugni sulla schiena ricevuti ogni qualvolta ero sul pavimento a piangere per le sue vessazioni, insulti, accuse ingiustificate o di quando lui mi colpiva o sbatteva di qua e di là per farmi alzare e costringermi ad uscire insieme come se niente fosse successo; a parte il fatto che in udienza Le ho parlato di questo e forse anche di quando alle tre di notte non mi “concedevo” a lui per stanchezza e il meglio che poteva dirmi era che “non servivo a niente, neanche a soddisfare il mio uomo”…, o tutte le volte che mi ha stretto la mano per togliermi il cellulare procurandomi lividi che in inverno spacciavo per geloni o mi stringeva da sotto/ le braccia e per notti intere non riuscivo a dormire su quel fianco per il dolore...
Ha solo una vaga idea di cosa significhi svegliarsi la mattina nel letto con un uomo che da lì a 5 minuti potrebbe svegliarsi e cominciare a urlare per ore intere, insultarti, accusare di cose che non hai fatto e piegarti psicologicamente, ridurti a pezzolina, sentirsi trattare come il verme più immondo da piegare?
Si, piegare… uomini come lui ti annientano l’anima, te la succhiano come veri “vampiri emotivie si nutrono del tuo stare male… non hanno la minima empatia, sanno solo godere nel vederti star male e si fingono vittime del tuo soffrire.
E inizi a credere che sei tu la parte sbagliata nella relazione
Ma una psicologa da cui ci rivolgemmo per fare terapia di coppia fu chiara : “signora scappi da quest’uomo che non prova sentimenti!”
Allora mi dica Giudice, non c’era famiglia e gli episodi pochi… ma comunque c’erano!?!?
Lei nella sua sentenza non ha escluso che il soggetto fosse violento con me, non ha escluso che lui non mi ha picchiata o vessata o insultata o umiliata quotidianamente, ha detto solo che lo ha fatto fuori da un contesto familiare (!).
Non eravamo conviventi perché quando litigavamo, su suggerimento di SUA madre, scappavo a casa dei miei per sentirmi al sicuro...
Lui ha contato 37 liti: come si chiama uno che conta il numero delle liti e le segna sul calendario – lo faceva - invece di risolverle? Uno che mi filmava per precostituirsi le prove mentre litigavamo???
Ma, per Lei, lui mi ha picchiata “solo” poche volte. Sebbene io comunque sia finita in ospedale per quelle “poche volte”...
Lei sa Giudice che è in suo potere la derubricazione del reato? Si lo sa…
Sa che ci sono le lesioni personali e anche la violenza privata... poiché lui mi seguiva, tracciava, controllava ogni istante della mia vita impedendomi di lavorare, frequentare la mia famiglia da sola, mia figlia... le amiche neanche a parlarne erano sparite, grazie a lui. Io non avevo più una vita e lui era ormai per me il Grande Fratello: controllava la mia vita e se deragliavo dalle sue direttive erano guai. Ma anche se rigavo dritto, se lui decideva per il NERO era NERO.
Sig. Giudice se Lei non mi avesse mai creduto non mi avrebbe chiesto se ero disponibile ad accettare un congruo risarcimento del danno e rimettere la querela (tra l’altro atto impossibile a farsi perché il reato contestato procede d’ufficio...); lui ha detto subito “IO PAGO”, io ho rifiutato perché “IO non ho un prezzo e quello che mi ha fatto non è quantificabile”…
Ma Lei, Giudice, aveva forse bisogno di un mio SI per rendere meno gravosa quella sentenza che sapeva di stare a scrivere…
Caro Giudice, sono stanca.
Stanca della violenza che anche lei ha usato con me assolvendolo e scaraventandomi addosso le sue valutazioni.
Stanca di ricordare quella violenza.
Stanca di combattere lui e il suo avvocato che arroganti mi hanno più volte detto che tutti hanno un prezzo e i processi si aggiustano.
Sono stanca di andare avanti.
Non riesco a lavorare per pensare a tutto questo.
Anzi proprio per questo uno straccetto di lavoro che avevo lo sto perdendo perché non sono più concentrata. Non posso più permettermelo.
E sono stanca anche nella vita di relazione di parlare di questo.
L’unica cosa che mi sta dando orgoglio è portare la mia testimonianza tra i ragazzi delle scuole.
I ragazzi mi ascoltano, piangono, vengono da me con domande, assetati di risposte.
Vengono come se fossi la loro mamma…
Ma anche questa cosa lui ed il suo avvocato non la stanno gradendo e vanno in giro a dire che “dico di essere vittima di violenza ma la verità processuale è diversa”.
E’ vero, ma è la verità processuale. Non la verità.
Avvocato, Giudice, c’eravate in quella casa? NO, ma vi permettete di dare giudizi.
Forse il suo avvocato avrebbe fatto meglio a ben consigliare il suo cliente. Lui che dei comportamenti del suo assistito sapeva da ben 4 anni addietro, essendo andata a chiedergli aiuto presso il suo studio, aiuto che mi negò dicendo di non essere uno psicologo ma l’avvocato di…
Ma gli avvocati hanno il dovere morale di consigliare i loro assistiti! Anzi… hanno una responsabilità sociale! E poiché ravvisò lo stalking nei comportamenti del cliente, forse avrebbe dovuto avvertirlo, ma capisco perché non lo ha fatto…
Mentre Lei sig. Giudice, che rappresenta lo Stato, non ha fatto altro che armare la mano di un uomo violento.
Lui le ha picchiate tutte le sue ex e con la ex moglie, oltre ad abbondanti denunce per botte e maltrattamenti, ha anche a carico degli ordini di protezione e allontanamento dalla casa familiare. Perché lo rifarà , purtroppo, perché lui è così: un violento con la giacca e la cravatta.
Mi dispiacerà per la prossima, ma non sarà stata colpa mia. Se ne ricordi.
Non farò appello. Ho bisogno di liberarmi di questa storia che ha già intossicato abbastanza la vita mia, di mia figlia, della mia famiglia.
Devo ritrovarmi.
Ho bisogno di serenità, perché se devo iniziare un nuovo lavoro devo farlo a mente “serena”.
Ma non farò appello soprattutto perché ormai ho paura della giustizia.
Mi sento dire che il primo grado è finito così perché ho sbagliato strategia processuale…
Scusate quale strategia?
Io ho preso botte, punto.
Io ho subito stalking, punto.
Vessazioni, umiliazioni indicibili, punto.
Ho pianto, troppe volte, per sei lunghi anni, troppo spesso e la mia vita è cambiata, stravolta.
Mi chiedo come sarà la mia vita futura di relazione con un uomo…
E mi parlate di strategia processuale?
Mi dite che bisognava fare la perizia psichiatrica, che ora servirebbe accertare il mio danno post traumatico…
Ma lui è un manipolatore narcisista, lo so, l’ho subito e non mi serve che lo accerti un perito e un Giudice poi lo assolva ancora.
Ho subito troppi torti in questa storia e non sono in grado di affrontare un processo di appello che potrebbe concludersi in maniera analoga solo perché la mia strategia processuale si basa su quello che è avvenuto nella storia.
IO non aggiusto. Io non ho un prezzo.
La sensazione è terribile, mi sento ancora più sola davanti alla prospettiva dell’appello, come mi sono sentita sola durante il primo grado.
La sensazione che le parole mie, quelle del mio avvocato, dei testi, fossero aria non ascoltata; e così è stato.
Una sentenza errata anche nei passaggi della storia … tutto sbagliato. Anche lessicalmente errata, tanta è stata la fretta di scriverla...
Delusa dalla giustizia.
Il mio riscatto me lo restituirà la mia vita di persona per bene, lo troverò fuori da un’aula dove mi sono sentita giudicata come se fossi sotto processo. Il mio unico desidero è voltare definitivamente pagina.
Perché violenza è anche quando ti inducono a dubitare che i tuoi pensieri sono frutto di una immaginazione.



Torna ai contenuti