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PERCHE' SI DEVE USARE IL TERMINE "FEMMINICIDIO"

Maison Antigone
L'Accademia della Crusca fin dal 2013 ha definitivamente sdoganato il termine “femminicidio”, in risposta a  coloro che ne condannavano l'uso, ricordando che in fin di conti  esso non potesse essere considerato un neologismo, essendo nato già nel 1.800 in Inghilterra e che in Italia fin dal 1923 è stato utilizzato, per la prima volta, in ambito giornalistico e nel descrivere l'omicidio di una donna da parte del marito.
Invitandovi a leggere l'attento articolo pubblicato sul sito dell'Accademia della Crusca, ricordiamo che “ciò che dovrebbe essere condannato sono gli atti e non le parole che servono a denunciarli”.
per la prima volta, in ambito giornalistico e nel descrivere l'omicidio di una donna da parte del marito.
Io non so se questo atteggiamento sia generato da alcune abitudini della società in cui viviamo: una società che, insieme, esibisce sfacciatamente il corpo femminile visto come una merce e preferisce ascoltare chi urla e offende invece di riflettere sulla ragionevolezza delle argomentazioni. Chi mi conosce sa che non sono un parruccone pudibondo; mi ripugnano l’arbitrio, la mancanza di rispetto, l’offesa. Torniamo alla lingua. Se una società genera forme mostruose di sopraffazione e di violenza, bisogna inventare un termine che esprima quella violenza e quella sopraffazione. E quindi è giusto usare «femminicidio», per denunziare la brutalità dell’atto e per indicare che si è contro la violenza e la sopraffazione. Bene ha fatto la lingua italiana a mettere in circolo la parola «femminicidio»; il generico «omicidio» risulterebbe troppo blando.”



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