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LA RESPONSABILITA' DELLO STUPRO NON E' MAI NELLA PROVOCAZIONE DELLA VITTIMA

Maison Antigone
Lei si è ubriacata volontariamente dunque non sussiste un’aggravante. Questa la decisione della terza sezione penale della Cassazione che ha ordinato un nuovo processo per rivedere le condanne degli stupratori solo sulla questione dell’applicazione di un’aggravante. Condannati sì, dunque, i due uomini che hanno costretto a più rapporti sessuali una ragazza, perché hanno abusato sessualmente di lei ma senza aggravante per il fatto che lei fosse ubriaca.
È certo che la ragazza abbia bevuto volontariamente dell'alcool e per questo motivo non si può accusare gli stupratori di averla costretta a bere. Ormai, sappiamo che approfittare dello stato confusionale in cui si trova una persona è reato, così come sappiamo che lo è approfittare di uno stato di minorata capacità fisica e mentale. Sappiamo anche che un atto sessuale senza il consenso esplicito di una delle due persone è da ritenersi uno stupro. Quindi cosa ha portato la Corte di Cassazione a decidere che lo stato di confusione mentale della vittima non abbia consentito alla stessa di dare un consenso valido ed allo stesso tempo che i due uomini, nonostante siano accusati di violenza sessuale di gruppo, non abbiamo meritato l'aggravante per aver approfittato della condizione in cui si trovava la ragazza?
L'Avvocato penalista Sergio Bellotti ci spiega che "la normativa sulla violenza sessuale ha già in sé proprio come aggravante il fatto di approfittare (ed attenzione: non si parla mai di induzione o provocazione) della minorata capacità di una persona determinata dal fatto che quella sia in stato di ebrezza o tossicodipendenza o altro. L'articolo 609 cp, invece, così come è stato applicato nella sentenza di Cassazione ci dice che poiché non è stato l'aggressore a mettere la vittima in questa specifica situazione di minorata capacità di intendere, allora non può essere responsabile del fatto che la vittima, in quel momento, non si sia potuta difendere da sola. Questa è chiaramente una forzatura normativa con la quale si vuole far passare il principio secondo il quale lo stato in cui si trova la persona nel momento di un’aggressione a sfondo sessuale sarebbe uno stato addirittura neutro. Tutto questo è chiaramente dettato dal periodo storico che stiamo attraversando e nel quale le donne non possono assolutamente permettersi di abbassare la guardia".
Ciò porta a pensare che questa sia una sentenza che può in qualche modo creare un precedente importantissimo sulla questione della minorata capacità fisica, mentale e psichica di una persona.
Se pensiamo, per esempio, ad una persona disabile è chiaro come questa non sia in grado di potersi difendere da sola ma è altrettanto chiaro che non sarà un suo eventuale aggressore ad aver messo in uno stato di minorata difesa la persona disabile. Sappiamo bene, purtroppo, quante violenze siano perpetrate su ragazze disabili proprio perché impossibilitate a difendersi, così come i bambini e le bambine i quali non sono sicuramente in uno stato di incapacità fisica o mentale ma per la loro età e formazione sulla sessualità in quella fase della loro vita non sono in grado di difendersi o di decidere nulla, davanti ad abusi sessuali. Non è un caso infatti che spesso i bambini (così come le giovani donne) si trovino impotenti davanti agli abusi sessuali subiti che fanno loro perdere ogni riferimento e, infatti, solo dopo anni tali vittime riescono a raccontare ciò che hanno patito.
Resta ancora una domanda: la condanna che è stata comminata è di 3 anni per uno stupro di gruppo ai danni di una giovane donna, in condizioni che la ponevano non in grado di dare un valido consenso. Allo stato attuale si sta "giocando" al ribasso della pena cercando di non far valere l'aggravante e questo porterà senz'altro ad una riduzione della pena. In Spagna per una condanna di 9 anni, in una situazione simile, ci sono state manifestazioni e mobilitazioni di ogni genere. L'Italia, come intende muoversi?



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