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L'INTERVISTA

Maison Antigone
"Mio figlio sottratto e messo in casa famiglia dopo solo un'ora di colloquio con gli assistenti sociali. Lotto ogni giorno per riaverlo".
L'inchiesta di Reggio Emilia sugli affidi, denominata “Angeli e  Demoni”, ha riacceso le polemiche sul ruolo dei servizi sociali. Ho  incontrato una madre che nel Lazio si è vista togliere il figlio di 3  anni, dopo alcune denunce fatte all’ex marito e un solo incontro con gli  assistenti sociali. La donna ha 40 anni, una separazione turbolenta  alle spalle, un bambino di 3 anni che chiameremo Angelo e che da quando  le è stato tolto, 1 mese fa, il 7 giugno, vede un ora alla settimana.

Perché non può vedere suo figlio?
“Da tempo ho iniziato a fare delle denunce al mio ex marito perché aggressivo nei miei confronti. Puntualmente lui ha sempre fatto delle controdenunce. A causa di questo, le forze dell’ordine, la Polizia di  stato in questo caso, un paio di mesi fa, ha attivato i servizi sociali  al fine di capire meglio cosa stesse accadendo.”

Cosa è successo in seguito? Che ruolo hanno avuto gli assistenti sociali?
“Gli assistenti sociali ci hanno chiamato per un colloquio. Anche  in quell’occasione il mio ex marito è stato aggressivo, perfino con loro. Un ora dopo la fine del colloquio sono stata chiamata dalla scuola  per essere avvisata che mio figlio era stato prelevato in maniera coatta per essere portato in un luogo protetto: una casa famiglia. La prima cosa che ho pensato è che erano sprovvisti della sua cartella clinica, essendo lui un bambino che soffre di varie allergie e convulsioni febbrili. Poi insieme al mio avvocato abbiamo subito provveduto a fare un istanza di accesso agli atti per capire su quali  basi era stato prelevato in quella maniera e senza spiegazioni.”
Da parte degli assistenti sociali è stato applicato il provvedimento ex art. 403 del codice civile che prevede un iter eccezionale rispetto alla procedura normale che vede prima un indagine e poi una sentenza del tribunale.
Quando il minore è moralmente o materialmente abbandonato o è allevato in locali insalubri o pericolosi, oppure da persone per negligenza, immoralità, ignoranza o per altri motivi incapaci di provvedere all'educazione di lui, la pubblica autorità, a mezzo degli organi di protezione dell'infanzia, lo colloca in luogo sicuro, sino a quando si possa provvedere in modo definitivo alla sua protezione.”

Ritiene che suo figlio sia stato in pericolo?
“Angelo non è mai stato in pericolo, l’ho sempre tenuto lontano dalle aggressioni da parte del mio ex marito nei miei confronti, è un bambino sereno, allegro, ben educato e assistito.
 
Adesso come sono i suoi incontri con Angelo, lo vede cambiato?
“Angelo lo vedo un ora a settimana. Mi chiede sempre di tornare a casa. Mi racconta che non sta bene. Mio figlio si sta spegnendo. I suoi occhi si stanno spegnendo. Non è più il bambino di prima. È senza  vitalità.”
 
Vede delle analogie con il caso di Reggio Emilia?
“Certo. Ho sentito parlare di resettaggio di questi bambini e ora temo molto per i traumi che può subire. La mia angoscia è che il reset sia già iniziato.”
 
Come vive la sottrazione di suo figlio?
“Come un abuso. Nei confronti di Angelo e nei mie confronti. Ho sempre avuto la percezione che il tutto fosse aggravato dal mio desiderio di tornare a Roma, dove anche il padre è residente, per continuare a lavorare. Non capisco. Le donne vengono accusate, se non sono indipendenti, di cercare solo i soldi da parte dei padri ma quando vogliono lavorare, o lavorano, si insinua  l’abbandono dei figli. In questa società non sei mai una buona madre e donna.”
“Amo il mio lavoro e amo mio figlio. Sto perdendo tutto perché ho avuto il coraggio di denunciare le violenze. Tornando indietro non denuncerei più” mi dice la mamma di Angelo.
 
Avvocato Michela Nacca, Presidente Associazione Maison Antigone:
“Questo caso presenta delle irregolarità che ci hanno subito  allarmato. Abbiamo molti casi simili. Il provvedimento ex art. 403 c.c. si applica in casi di estremo pericolo per l’integrità fisica e psichica del minore. In caso di abbandono, di gravi anomalie sanitarie o di  abusi che, o cogli in flagranza di reato o difficilmente è possibile accertare in un solo incontro con degli assistenti sociali.”

Cosa riporta il provvedimento?
“Fondamentalmente due elementi. Un elevata conflittualità tra gli  ex coniugi, data da aggressioni, insulti e minacce da parte dell’uomo e riportate nel provvedimento stesso, e il desiderio da parte della donna di voler tornare al suo lavoro a Roma, dove entrambi sono residenti e hanno sempre lavorato. Ci saremmo aspettati di leggere negli atti episodi di entità gravissima e invece no.”
 
Che analogie ci sono con altri casi di cui vi siete occupati?
“Ci stiamo rendendo conto che sempre più casi presentano le stesse  caratteristiche. Sempre più spesso vengono fatte valutazioni, da parte dei servizi sociali, che ci sembrano sbrigative. I bambini sembra vengano strappati alle famiglie e dunque esposti a traumi emotivi e  psicologici senza le proporzionate ragioni. Senza cioè gravi motivi. Né vengono date adeguate spiegazioni ai genitori né ai bambini stessi. In  specie le madri in questi casi  si trovano minate su più fronti e  pentite  di aver denunciato."



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