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L'AFFIDO: STORIA DI VIOLENZA

Maison Antigone
Pubblicato da in Cultura · 8 Giugno 2019
Attraverso un film per parlare dei diritti delle donne
Anche attraverso la cultura cinematografica si parla di violenza. Violenza sulle donne, violenza domestica e violenza assistita, violenza sui bambini, violenza fisica e psicologica. Occasione per riflettere ancora una volta su ciò che accade nel nostro paese in quanto a tutela delle donne e dei bambini, e in quanto a riforma del diritto di famiglia.
 
L’Affido, proiettato ieri al Cinema Farnese, opera prima di Xavier Legrand, ha ricevuto vari premi tra cui Leone d’argento per la miglior regia al 74° Festival di Venezia, racconta perfettamente la famiglia, i contendenti e i figli, le dinamiche interne e i suoi segreti.
 
La storia è una fra le tante, nulla di straordinario, una delle tante storie di donne che decidono di separarsi e che sono alle prese con un marito violento; ma l’autore dimostra di aver perfettamente colto il clima, gli aspetti nascosti e i meccanismi celati di cui sono vittime nascoste donne e bambini. Contendenti da una parte, figli dall’altra. Il regista dimostra il suo punto di vista non tanto attraverso le parole e la storia, piuttosto attraverso sguardi e silenzi senza lasciarsi andare in retorica e mediocrità. Un inizio di film dove il giudice rimbalza lo sguardo da un racconto all’altro in una sequenza che confonde le informazioni e le idee. Si mette in scena una tensione in crescendo dapprima fatta di violenza sottile e psicologica fino ad arrivare a quella fisica e manifesta. Con il grido costante in sottofondo di Julien, il figlio piccolo, la cui voce viene sentita ma mai ascoltata fino in fondo.  
 
Le parole sono lasciate al dibattito che segue in sala, alla presenza, tra gli altri, della Senatrice Monica Cirinnà membro della commissione giustizia. Il dibattito ricade subito sulla situazione attuale che stiamo vivendo in quanto a diritti sulle donne. Proposte di Legge sull’affidamento condiviso, tra cui il famigerato Ddl Pillon con al centro la questione della bigenitorialità, il congresso di Verona, la riforma del diritto di famiglia. “Bene utilizzare tutti i mezzi per arrivare soprattutto a chi ancora non sa quello che sta accadendo. Non c’è ancora abbastanza consapevolezza sui diritti delle donne, soprattutto tra loro stesse”. L’aria che tira è di forte protesta, nei confronti dei disegni di legge sull’affidamento condiviso e la bigenitorialità anche da parte del mondo della cultura. Carlo Cerofoli, critico cinematografico: “Questo è un film che ha avuto moltissimi riconoscimenti, in Francia è stato un grande successo. Sbarcato in Italia lo hanno visto in pochi, mi chiedo perché? Forse non è stato compreso il peso sociale”. Un peso sociale che non tratta solo di affidamento condiviso, ma anche di mantenimento diretto, alienazione parentale, violenza famigliare e sulle donne il tutto con un grandissimo impatto sociale e familiare che sembrerebbe far rimanere donne e bambini aggrovigliati in una spirale di violenza e di fatto escludendo da un ruolo attivo la donna all’interno della famiglia, impedendone la separazione spesso di fronte ad un uomo violento.



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