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DELITTO DI CISTERNA DI LATINA E LE INIZIATIVE DI MAISON ANTIGONE

Maison Antigone
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COMUNICATO STAMPA
L'ASSOCIAZIONE MAISON ANTIGONE PRESENTA UN ESPOSTO-DENUNCIA ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA
21/03/2018  Autrice: Raffaella Bocci
L’associazione Maison Antigone ha presentato questa mattina un esposto-denuncia alla Procura della Repubblica presso il tribunale ordinario di Roma affinché si indaghi sull’operato e sulle eventuali responsabilità del comando di Polizia e Carabinieri a cui la vittima si era rivolta.    
I fatti, risalenti al 28 febbraio scorso, vedono ancora una volta una donna e madre, Antonietta Gargiulo, dover fare i conti con un marito violento e una sistema di tutela delle donne che non ha funzionato.
Nonostante gli esposti, nonostante gli interventi dell’avvocato di Antonietta, nonostante tutto, quell’uomo ha potuto continuare ad avere a disposizione l’arma di ordinanza con la  quale, nel triste epilogo, ha ucciso le due figlie e ridotto la moglie  in fin di vita prima di suicidarsi.   
L’associazione, che si occupa attivamente contro la violenza di genere, ritiene che debba essere fatta luce su eventuali responsabilità che abbiano portato al compimento di un delitto così efferato.    
Dopo aver lanciato 3 petizioni di cui una presentata alla Presidente della Camera Laura Boldrini lo scorso 25 novembre, in occasione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, oggi Maison Antigone scende in campo per chiedere chiarezza sui fatti di Cisterna di Latina.   
Quello che Maison Antigone si chiede è se tutto questo poteva essere evitato, se qualcuno poteva tenere a bada un uomo violento e rancoroso come Luigi Capasso. Se qualcuno abbia visto e sottovalutato atteggiamenti e comportamenti di un uomo che, invece di  onorare la propria divisa in difesa dei più deboli, l’ha macchiata del sangue del suo sangue.
18 vittime di femminicidio dall’inizio dell’anno, più di una donna a settimana barbaramente uccisa, a volte insieme ai suoi figli.     
Questo dato è sufficiente per interrogarci e scuotere le coscienze su cosa non stia funzionando nel nostro Paese, sulle responsabilità che ognuno di noi: Stato, Istituzioni, Associazioni e singoli cittadini debbano prendersi per combattere davvero il femminicidio.

ARTICOLI
 
ANTONIETTA GARGIULO: UNA SANTA MARIA GORETTI DEL XXI SECOLO?
05/03/2018   Autrice: Simona D'Aquilio
 
Il caso di Antonietta Gargiulo, aggredita il 28 febbraio scorso dal marito, il quale l’ha gravemente ferita con la propria pistola di ordinanza per poi uccidere le loro due bambine Alessia e Martina, ha scosso profondamente le nostre coscienze. Tutti indistintamente abbiamo sperato sino alla fine che le piccole potessero essere ancora vive, nonostante la lunga trattativa dei Carabinieri non lasciasse presagire nulla di positivo.
Il drammatico epilogo ci ha posti, ancora una volta, dinanzi alla gravità della situazione di moltissime donne separate. Ancora una volta, noi operatori del diritto ci siamo sentiti invasi  da un senso di impotenza, di profonda inadeguatezza a proteggere le vittime di violenza. A questo si è aggiunto il senso di rabbia, di frustrazione per una storia troppo uguale a molte altre, tratteggiata chiaramente in ogni aspetto dal racconto che i media hanno fatto della vicenda personale e matrimoniale di Antonietta Gargiulo.
Capasso ha organizzato la propria vendetta in modo meticoloso, preciso, puntuale senza alcun tentennamento in quella che sembra essere stata una vera e propria esecuzione delle proprie bambine.
Di Antonietta Gargiulo, subito dopo i tragici fatti, abbiamo saputo che era in ospedale e che alla vigilia dei funerali delle figlie le è stata data la notizia che nessuna madre vorrebbe mai avere.
I fatti che ci preme analizzare, oggi, si sviluppano fra il prima ed il dopo figlicidio con un drammatico fil rouge che delinea l’intera vicenda: quello del perdono.
Durante le esequie delle povere Alessia e Martina, il parroco ha pronunciato una frase che ha destato un subitaneo mormorio in tutta la chiesa:”La famiglia ha perdonato”. Una frase che, a ben guardare, è molto più di una mera comunicazione di un fatto, di una volontà della vittima e della sua famiglia. Una frase che è arrivata come un tuono, un colpo ulteriore alla memoria delle bambine trucidate dal loro padre. Una frase che, forse, porta in sé l’essenza di ciò che è accaduto sotto gli occhi di un’intera comunità.
Il parroco evoca un perdono TOMBALE, un vero e proprio masso sepolcrale a copertura definitiva di qualunque commento, polemica, domanda circa le azioni di Capasso ma siamo certi che si riferisca SOLO a Capasso? Non è, forse, più probabile che si sia sentita l’esigenza di mettere a tacere qualunque senso di colpa, rigurgito inconscio e domanda su cosa si potesse fare per evitare questo dramma?
Il perdono, si sa, è frutto di una profonda elaborazione del lutto, di un’analisi dei fatti, di una sedimentazione della rabbia, di una consapevolezza tale che porta la vittima a sostenere di aver superato il proprio trauma tanto da poter perdonare il proprio carnefice.
Il perdono di Antonietta Gargiulo, offerto dal parroco alla propria comunità, sembra invece il frutto di una sorta di rapida liquidazione di un evento scomodo, che potrebbe far tremare ancora a lungo le coscienze. Il perdono di Antonietta è più simile a quello di una santa che non a quello di una donna, di una madre privata delle proprie figlie.
Allora un’altra questione si pone alla nostra analisi: l’immagine di Antonietta introiettata dalla comunità e dallo stesso Capasso. Un’immagine di martire, forse, di una donna ferita, tradita più volte dal marito, picchiata, maltrattata in privato e, dopo, in pubblico ma che sopporta in silenzio, con dignità, che non denuncia ma cerca un aiuto umano fra conoscenti e superiori del marito. Una donna di tal fatta, con la propria decisione di separarsi, però, cambia le regole del gioco. Lo stesso Capasso ne resta spiazzato per primo: sua moglie non lo perdona più, non accetta più maltrattamenti pubblici e privati e si ribella!
Eppure questo cozza profondamente con la donna che egli conosce e che non può che perdonarlo!
Il perdono, quello che Capasso cercava pur continuando a fare la propria vita fuori casa, con l’ultima delle sue amanti, arriva come uno schiaffo in volto durante il funerale di Alessia e Martina. Arriva assolutamente fuori luogo quindi inaspettato. Arriva come messaggio ad un’intera comunità, un messaggio che sembra dire:”Perdoniamoci perché sapevamo e non abbiamo agito, non abbiamo aiutato a sufficienza Antonietta. Se lei perdona, chi siamo noi per continuare a riflettere su questa vicenda?”.
Non è azzardato ciò che veniamo ricostruendo nella nostra analisi. Non lo è perché la tempistica del perdono è stata frettolosa e la comunicazione è stata fatta pubblicamente.
Non è azzardato, dunque, sostenere che il parroco ha dato a se stesso ed ai propri fedeli il solo messaggio che poteva alleggerire le loro coscienze: Antonietta perdona come la povera santa Maria Goretti la quale perdona il proprio assassino, in punto di morte.
Non vogliamo entrare nelle dinamiche personalissime di una donna ferita a morte ma abbiamo il dovere di chiederci: è questo che vogliamo? Il supremo sacrificio di una donna, di una madre che RINUNCIA a qualsivoglia forma di giustizia perché avrebbe perdonato? Siamo sicuri che ciò non si traduca, di nuovo, nella resa della Giustizia? Nella delega al divino di ogni forma di giudizio e, quindi, di risarcimento sociale di ciò che accade quotidianamente in Italia?
Noi siamo persuasi che non abbiamo bisogno di nessuna Santa Maria Goretti del XXI secolo ma solo di Giustizia, possibilmente umana e non divina…


ARTICOLI
PERCHÉ L’INIZIATIVA GIUDIZIARIA DI MAISON ANTIGONE PER I FATTI CRIMINALI DI CISTERNA DI LATINA
21/03/2018  Autore: Sergio Bellotti, Avvocato Penalista
La nostra Associazione ha deciso di andare fino in fondo e chiedersi se si sarebbe potuto fare qualcosa di più, per evitare l’ennesima strage familiare annunciata e pianificata.
Sarebbe bastato forse leggere più attentamente e meglio i messaggi mandati dall’assassino nell’etere, via fb, in cui egli abbastanza esplicitamente preannunciava di esser capace, dunque presumibilmente  in procinto, di fare qualcosa di inaudito e drammatico.
Sarebbe bastato chiedersi quale fosse la reale personalità di quest’uomo, posto che a quanto pare ed in base alla letturadi commenti espressi  da sedicenti ex compagne di classe, via fb, fin da ragazzino il Capasso avrebbe mostrato un’indole non proprio pacifica, pur avendo in seguito rivestito la divisa dell’Arma e venendo dotato di un’arma di ordinanza.
Sarebbe bastato ascoltare con più empatia e senso di responsabilità la povera moglie e le figlie terrorizzate, non limitandosi a chiedere loro la comprensione e il perdono, ma sentendosi in prima persona coinvolti e corresponsabili per quelle confidenze, che altro non erano se non un grido di aiuto a fare qualcosa in loro difesa.
Non esistono solo reati di azione, ma anche di omissione.
La complicità della società si manifesta quando essa decide di voltarsi dall’altra parte e non fare nulla.
Noi, con l’azione oggi depositata, vogliamo ricordare che il senso e l’esistenza della società stessa si basa su un patto sociale regolato da valori di solidarietà, norme e responsabilità ben precise, la cui negazione, specie a livello istituzionale,  pone in grave crisi gli stessi capisaldi del nostro vivere comune.
L’Avv. Sergio Bellotti, noto penalista romano, persona sensibile ed attenta alla difesa delle vittime di violenza,  con le seguenti dichiarazioni ci ha espresso le nostre medesime  istanze, decidendo di affiancarci e di farsi con noi promotore di un’azione forte che svegli le coscienze, la società e tutte le istituzioni …nessuna esclusa:
“L’Art. 1 della Dichiarazione Onu sull’eliminazione della violenza contro le donne recita: “ E' violenza contro le donne" ogni atto di violenza fondata sul genere che provochi un danno o una sofferenza fisica, sessuale o psicologica per le donne, incluse le minacce, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà. “
Sul sito del Ministero dell’Interno fa bella mostra di sé la seguente pubblicazione:
“Della raccolta e monitoraggio dei dati sulla violenza di genere si occupa l'Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori (Oscad), organismo interforze Polizia-Carabinieri. Per le segnalazioni è attivo il 1522, il numero verde di pubblica utilità della Rete nazionale antiviolenza.
Sono in campo molteplici interventi: la tutela delle vittime di maltrattamenti e violenza domestica, le risorse per finanziare un Piano d'azione antiviolenza e la rete di case-rifugio, la formazione sulle tecniche di ascolto e approccio alle vittime, di valutazione del rischio e individuazione delle misure di protezione, i corsi sulla violenza domestica e lo stalking.
E’ stata altresì inasprita anche la disciplina penale dei reati cd di genere, con misure cautelari personali, un ampliamento di casi per le associazioni a delinquere, la tratta e riduzione in schiavitù, il sequestro di persone, i reati di terrorismo, prostituzione e pornografia minorile e contro il turismo sessuale.
Sui territori le prefetture promuovono, dove emergono i bisogni e le esigenze, iniziative di informazione e sensibilizzazione per combattere sul nascere la violenza di genere: formazione nelle scuole, corsi di formazione per gli operatori delle strutture sociosanitarie, per migliorare la prima accoglienza, forme di collaborazione con gli enti locali e le associazioni per potenziare l'accoglienza e il sostegno alle vittime, task force e gruppi di lavoro per pianificare le iniziative e divulgare le best practice”.
Reti di protezione, sensibilizzazione delle strutture e delle amministrazioni, interventi normativi e campagne di educazione civica…. ma se la gestione delle emergenze di genere viene affidata ad una giustizia che non sa ascoltare, a forze dell'ordine che non vogliono intervenire, a servizi territoriali che non sono in possesso di adeguate competenze, rimane la cronaca a raccontare del fallimento del sistema, della società, degli uomini e delle donne chiamate in soccorso dalla vittima di turno.
Rimane però, anche e soprattutto, il dovere di vigilare da parte della Magistratura sulle inadempienze, le omissioni e le illecite determinazioni assunte all’interno di questo virtuale spazio di ascolto delle vittime, per confermare la presenza dello Stato anche dopo che il proprio fallimento è stato gettato nelle cronache nazionali; per comprendere dove e chi abbia sbagliato, per punire ed insegnare – per il futuro ed il presente – che mai si potrà giustificare condotte che siano penalmente sussumibili in un concorso omissivo colposo proprio in quelle attività delittuose e dolose che quotidianamente la cronaca ci racconta, quasi fossero figlie di una ineluttabilità tale da pulire le coscienze di chi avrebbe dovuto ascoltare, indagare, intervenire… e non lo ha fatto.
Il caso di Cisterna di Latina appare esemplare in tale dinamica e Maison Antigone ha deciso di dire Basta!
Basta con la tolleranza della “superficialità”, con la quale gli uomini dello Stato e delle istituzioni in genere hanno sempre liquidato fatti ed atti che, giuridicamente, sono veri e propri contributi causali alle stragi commesse dal Capasso di turno.
Attraverso questa iniziativa lo Sato, per mano della Magistratura, è chiamato a prendere una posizione su questi contribuiti causali, perché abbiano un nome ed un cognome, un processo ed una pena, se dovuta.
Perché chi deve… intervenga; perché le Forze di Polizia, i Servizi territoriali, i Magistrati e la Polizia Giudiziaria sappiano che tali saranno considerati e giudicati: contributi causali all’evento doloso e nella speranza che - in futuro - vi siano sempre meno tragedie con donne e bambini nel ruolo di vittime per le quali trovarsi a domandare … se si sarebbe potuto evitare.”
La nostra Associazione ha deciso di andare fino in fondo e chiedersi se si sarebbe potuto fare qualcosa di più, per evitare l’ennesima strage familiare annunciata e pianificata.
Sarebbe bastato forse leggere più attentamente e meglio i messaggi mandati dall’assassino nell’etere, via fb, in cui egli abbastanza esplicitamente preannunciava di esser capace, dunque presumibilmente  in procinto, di fare qualcosa di inaudito e drammatico.
Sarebbe bastato chiedersi quale fosse la reale personalità di quest’uomo, posto che a quanto pare ed in base alla letturadi commenti espressi  da sedicenti ex compagne di classe, via fb, fin da ragazzino il Capasso avrebbe mostrato un’indole non proprio pacifica, pur avendo in seguito rivestito la divisa dell’Arma e venendo dotato di un’arma di ordinanza.
Sarebbe bastato ascoltare con più empatia e senso di responsabilità la povera moglie e le figlie terrorizzate, non limitandosi a chiedere loro la comprensione e il perdono, ma sentendosi in prima persona coinvolti e corresponsabili per quelle confidenze, che altro non erano se non un grido di aiuto a fare qualcosa in loro difesa.
Non esistono solo reati di azione, ma anche di omissione.
La complicità della società si manifesta quando essa decide di voltarsi dall’altra parte e non fare nulla.
Noi, con l’azione oggi depositata, vogliamo ricordare che il senso e l’esistenza della società stessa si basa su un patto sociale regolato da valori di solidarietà, norme e responsabilità ben precise, la cui negazione, specie a livello istituzionale,  pone in grave crisi gli stessi capisaldi del nostro vivere comune.
L’Avv. Sergio Bellotti, noto penalista romano, persona sensibile ed attenta alla difesa delle vittime di violenza,  con le seguenti dichiarazioni ci ha espresso le nostre medesime  istanze, decidendo di affiancarci e di farsi con noi promotore di un’azione forte che svegli le coscienze, la società e tutte le istituzioni …nessuna esclusa:
“L’Art. 1 della Dichiarazione Onu sull’eliminazione della violenza contro le donne recita: “ E' violenza contro le donne" ogni atto di violenza fondata sul genere che provochi un danno o una sofferenza fisica, sessuale o psicologica per le donne, incluse le minacce, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà. “
Sul sito del Ministero dell’Interno fa bella mostra di sé la seguente pubblicazione:
“Della raccolta e monitoraggio dei dati sulla violenza di genere si occupa l'Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori (Oscad), organismo interforze Polizia-Carabinieri. Per le segnalazioni è attivo il 1522, il numero verde di pubblica utilità della Rete nazionale antiviolenza.
Sono in campo molteplici interventi: la tutela delle vittime di maltrattamenti e violenza domestica, le risorse per finanziare un Piano d'azione antiviolenza e la rete di case-rifugio, la formazione sulle tecniche di ascolto e approccio alle vittime, di valutazione del rischio e individuazione delle misure di protezione, i corsi sulla violenza domestica e lo stalking.
E’ stata altresì inasprita anche la disciplina penale dei reati cd di genere, con misure cautelari personali, un ampliamento di casi per le associazioni a delinquere, la tratta e riduzione in schiavitù, il sequestro di persone, i reati di terrorismo, prostituzione e pornografia minorile e contro il turismo sessuale.
Sui territori le prefetture promuovono, dove emergono i bisogni e le esigenze, iniziative di informazione e sensibilizzazione per combattere sul nascere la violenza di genere: formazione nelle scuole, corsi di formazione per gli operatori delle strutture sociosanitarie, per migliorare la prima accoglienza, forme di collaborazione con gli enti locali e le associazioni per potenziare l'accoglienza e il sostegno alle vittime, task force e gruppi di lavoro per pianificare le iniziative e divulgare le best practice”.
Reti di protezione, sensibilizzazione delle strutture e delle amministrazioni, interventi normativi e campagne di educazione civica…. ma se la gestione delle emergenze di genere viene affidata ad una giustizia che non sa ascoltare, a forze dell'ordine che non vogliono intervenire, a servizi territoriali che non sono in possesso di adeguate competenze, rimane la cronaca a raccontare del fallimento del sistema, della società, degli uomini e delle donne chiamate in soccorso dalla vittima di turno.
Rimane però, anche e soprattutto, il dovere di vigilare da parte della Magistratura sulle inadempienze, le omissioni e le illecite determinazioni assunte all’interno di questo virtuale spazio di ascolto delle vittime, per confermare la presenza dello Stato anche dopo che il proprio fallimento è stato gettato nelle cronache nazionali; per comprendere dove e chi abbia sbagliato, per punire ed insegnare – per il futuro ed il presente – che mai si potrà giustificare condotte che siano penalmente sussumibili in un concorso omissivo colposo proprio in quelle attività delittuose e dolose che quotidianamente la cronaca ci racconta, quasi fossero figlie di una ineluttabilità tale da pulire le coscienze di chi avrebbe dovuto ascoltare, indagare, intervenire… e non lo ha fatto.
Il caso di Cisterna di Latina appare esemplare in tale dinamica e Maison Antigone ha deciso di dire Basta!
Basta con la tolleranza della “superficialità”, con la quale gli uomini dello Stato e delle istituzioni in genere hanno sempre liquidato fatti ed atti che, giuridicamente, sono veri e propri contributi causali alle stragi commesse dal Capasso di turno.
Attraverso questa iniziativa lo Sato, per mano della Magistratura, è chiamato a prendere una posizione su questi contribuiti causali, perché abbiano un nome ed un cognome, un processo ed una pena, se dovuta.
Perché chi deve… intervenga; perché le Forze di Polizia, i Servizi territoriali, i Magistrati e la Polizia Giudiziaria sappiano che tali saranno considerati e giudicati: contributi causali all’evento doloso e nella speranza che - in futuro - vi siano sempre meno tragedie con donne e bambini nel ruolo di vittime per le quali trovarsi a domandare … se si sarebbe potuto evitare.”

PETIZIONE
L'ASSOCIAZIONE MAISON ANTIGONE PROMUOVE UN'ALTRA IMPORTANTE PETIZIONE
05/03/2018   Autrice: Simona D'Aquilio
Non possiamo più tollerare che le Forze dell'Ordine, evidentemente poco preparate, non riescano a proteggere le donne vittime di violenza ed i loro figli!
Lo Stato deve intervenire con forza predisponendo misure cautelari ferree ed OBBLIGATORIE che non siano applicabili a discrezione del magistrato! Basta funerali! Vogliamo far continuare a vivere donne e bambini indifesi!



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