Vai ai contenuti

ABORTO: NUOVO DISEGNO DI LEGGE IN TEXAS

Maison Antigone
Promotore di questa riforma è il repubblicano ed ultraconservatore Tony Tinderholt membro della Camera dei rappresentanti del Texas, veterano dell’Aeronautica Militare e con un record particolare: si è sposato per ben cinque volte. Secondo questo soggetto, il tutto si baserebbe sul principio secondo il quale un ovulo fecondato da uno spermatozoo assurgerebbe a soggetto portatore di diritti e degno di protezione esattamente come un bambino.
 
Ebbene, secondo il promotore di questa iniziativa, la donna che dovesse abortire, qualunque sia il motivo di tale scelta (sottoporsi a cure salvavita oppure aver subito uno stupro), commetterebbe un omicidio e, quindi, dovrebbe essere punita con il medesimo trattamento: la morte!
 
Questa reazione all’aborto è talmente contraddittoria, ai limiti della schizofrenia (giacché prevede di togliere la vita ad una donna per il fatto che questa avrebbe tolto una vita ad un ovulo fecondato) che non v’è chi non veda, qui dalla civilissima Italia, che si tratta dell’ennesimo attacco alla libertà delle donne, questa volta minacciate addirittura di morte. Non è altro che il ripristino della legge del taglione, in parole povere: occhio per occhio, dente per dente.
 
Cosa si cela dietro questa previsione normativa che taluni vorrebbero introdurre in Texas, dunque?
 
Tinderholt è noto per le posizioni omofobe assunte in questi anni, è seguito da un’orda di soggetti che si muovono inneggiando ad ire di Dio ed anatemi di ogni tipo e parlando di aborto come di un genocidio. Una vera e propria massa di esaltati medievali che sono stati addirittura sentiti per la prima volta nella storia dello Stato del Texas, dai membri della commissione legislativa, sotto forma di pubblica testimonianza. Soggetti autodefinitisi appartenenti al movimento “Pro-life” ma che vorrebbero vedere condannate a morte le donne che abortiscono.
 
Le testimonianze così raccolte sono state circa 500 delle quali 446 a favore della nuova proposta di legge e solo 54 contrarie. Un tentativo di esercizio di democrazia che riteniamo goffo e manipolabile oltre che poco credibile, visto il soggetto dal quale proviene.
 
È chiaro che Tinderholt abbia assunto il ruolo di portavoce di uno spaccato di Texas estremamente conservatore, omofobo e bigotto ma ciò che ci sembra davvero inquietante sono le dinamiche con le quali sta agendo e che fanno molto riflettere anche su ciò che accade nel nostro Paese.
 
Innanzitutto colpisce la vicinanza di questo soggetto con ambienti evangelici e cristiani, tipici del white nationalism, e che hanno un nesso diretto con lo stesso Steve Bannon al quale dobbiamo l’ascesa di Trump ed il successo di Bolsonaro in Brasile e che, di recente, è stato in Italia dove ha una speciale intesa con alcuni politici nostrani i quali rappresentano in qualche misura “l’uomo politico ideale” per perseguire l’affermazione del white nationalism anche nel Bel Paese.
 
In secondo luogo, balzano agli occhi i temi antiabortisti molto cari anche ad una frangia del nostro governo che si identifica in valori “Pro-life” e che ha già avanzato idee originali circa il dissuadere una donna dal ricorrere all’aborto, anche attraverso il pagamento di somme di denaro.
Qualcuno lo considera un reato e conta in sei milioni di bambini non nati il risultato del ricorso all’aborto in Italia (il senatore Simone Pillon-Lega-) e taluni si spingono oltre chiedendo che venga dato rilievo al ruolo paterno, in caso di aborto.
 
Il tutto viene condito con un terrorismo circa inverno demografico ed invasione di migranti con conseguente estinzione della “razza europea” (si torna, quindi, al white nationalism di impronta statunitense).
 
Le analogie, dunque, tra ciò che sta muovendo l’opinione pubblica texana sulla questione aborto ed il recente “World Congress of Family” svoltosi a Verona non ci tranquillizzano affatto circa i diritti che ritenevamo acquisiti anche in Italia e che oggi potrebbero essere messi in pericolo. Di fatto, la legge 194/1978 già non viene applicata efficacemente a causa dell’elevato numero di medici (circa il 70%), ostetriche ed operatori sanitari in genere obiettori di coscienza; motivo per il quale riuscire ad avere assistenza sanitaria adeguata e poter effettuare un’interruzione di gravidanza è divenuto un vero calvario. Anche la somministrazione della pillola del giorno dopo (la RU486) è di difficile attuazione a causa di obiezioni di coscienza dei farmacisti che dovrebbero farne scorta.
 
In poche parole: la 194/1978 rischia di rimanere valida solo sulla carta me sempre meno nella realtà ed oggi rischia anche un durissimo attacco da parte di un movimento che è a dir poco misogino e che noi abbiamo il dovere di contrastare in ogni modo. Le donne sono il 51% della popolazione italiana e hanno il diritto di voto.
Devono far sentire la loro voce!




Torna ai contenuti