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ATTIVITA'
SOSPENSIONE DEL PROGETTO ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO PER INIZIO VACANZE ESTIVE
Con l'inizio delle vacanze estive, è volta al termine la prima fase  del Progetto formativo di Alternanza Scuola - Lavoro, avviato a gennaio  2018, promosso dalla nostra Associazione presso alcuni Licei del  territorio. I ragazzi e le ragazze coinvolti sono stati moltissimi: circa 40 presso il Liceo Linguistico "James Joyce" di Ariccia, dieci studenti e studentesse del Liceo Classico "Ugo Foscolo" di Albano Laziale e quasi altrettante del Liceo Linguistico "S. Giuseppe" di Grottaferrata.
Il lavoro svolto è stato importante e soddisfacente: se per le ragazze ed i ragazzi dei Licei Linguistici si è orientato nella traduzione di approfondimenti ed articoli in lingua inglese, francese, tedesca e spagnola su temi inerenti il femminicidio, la discriminazione  di genere, il bullismo ed i metodi pedagogici innovativi (traduzioni che verranno presto pubblicate sul nostro sito), previ momenti formativi inerenti tali materie, le ragazze del Liceo Classico hanno voluto invece cimentarsi scrivendo esse stesse degli articoli, in merito ad avvenimenti ed argomenti oggetto di formazione, affinché, guidate nella redazione dei medesimi, questi loro operati divenissero occasione di ulteriore riflessione critica ed approfondimento personale. La scelta di affrontare anche casi di violenza attuale, diffusi dai media, ha permesso alle ragazze ed ai ragazzi partecipanti un processo identificativo ed empatico, a nostro parere prezioso per la comprensione delle vicende e del fenomeno del femminicidio.
Pubblichiamo gli articoli che, a nostro parere, si sono particolarmente distinti, ringraziando tutte le ragazze ed i ragazzi che hanno voluto seguire il nostro Progetto, regalandoci il loro etusiasmo, le loro idee e proposte, che certamente faremo nostre, augurando loro di trascorrere delle proficue vacanze estive, sapendo che questo è solo un arrivederci a settembre, quando il Progetto proseguirà con ulteriori iniziative ed attività coinvolgenti!    
08/06/2018  Autrice: Michela Nacca
ANNA MAGNANI di Cristina Auditore
Tante sono le donne che hanno dato il loro contributo alla crescita dell’umanità nella storia. Chi attraverso lo studio della scienza, della medicina, chi nell’aviazione, nella politica, nella moda, nello spettacolo: ognuna unica e fondamentale nella costruzione del grande puzzle che costituisce la formazione della collettività. E ognuna di esse ha percorso un cammino ricco di ostacoli, di vie impervie, di fatica, ma senza mai perdere il coraggio e la forza.
La grande Anna Magnani diceva di essere terribilmente stanca e distrutta dai casi della sua vita, ma anche orgogliosissima dei suoi primi impieghi e ruoli, grazie ai quali, in seguito, sarebbe divenuta una delle maggiori interpreti femminili della storia, attrice simbolo del cinema e del Neorealismo italiano, in un’epoca in cui il cinema italiano dettava le regole cinematografiche nel mondo. apprezzata da appassionati e critici del cinema di ogni generazione, fino ai giorni nostri.
Nel 1956 con il film La rosa tatuata fu la prima interprete italiana nella storia degli Academy Awards a vincere il Premio Oscar come migliore attrice protagonista, un BAFTA come attrice internazionale dell'anno, e il Golden Globe per la migliore attrice in un film drammatico. A pochi giorni dal suo arrivo in America la stampa dichiarò: "In confronto a lei le nostre attrici sono manichini di cera paragonate ad un essere umano"; il Time la definì "divina, semplicemente divina".
Attrice e donna spontanea, trasparente, unica nel suo genere, affermò in un’intervista di apprezzare l’assegnazione dell’Oscar a lei come un gesto leale, a dimostrazione del fatto che “in arte non esiste nazionalità”. Del resto la Magnani apprezzava la lealtà: lei stessa si reputava molto leale, profondamente umana e ricca di poesia dentro. Definita ruvida, affascinante, patetica, non sopportava l’ipocrisia e non respingeva mai le critiche: come attrice preferiva non dare un giudizio di se stessa, ma lasciava che gli altri la giudicassero, ed era oltremodo cosciente del fatto che il pubblico e la critica fossero molto esigenti con lei, e che un passo falso avrebbe potuto rovinare la sua carriera per sempre. Preferiva infatti prendersi dei periodi di pausa tra un film e l’altro, sempre in cerca di una parte che le corrispondesse perfettamente e che, secondo le sue parole, le stesse addosso come un vestito cucito per lei. Cercava
personaggi senza troppe complicazioni, ma con “un po’ di terra dentro, di sangue, di passione”. Se la vita le avesse riservato altro, avrebbe preso una piccola casa e si sarebbe dedicata alla campagna e agli animali.
Possiamo affermare che fosse una donna “vera”, sincera fino all’estremo, dalla quale era possibile - e lo è tutt’oggi, attraverso i suoi film - carpire ogni emozione, ogni vibrazione, ogni lacrima, ogni risata. Sicuramente continuano a parlare di lei documentari, interviste, varietà in cui vengono riproposte scene di film e spettacoli risalenti alla seconda metà del Novecento italiano, ma certamente chiunque sia appassionato di cinema non può fare a meno di notar spiccare la sua figura tra i grandi nomi del periodo più fiorente per il cinema italiano, e di stimarla per le sue ammirevoli doti recitative e comunicative. Diceva di avere una piacevole ambizione, un “gusto” come attrice, quello di essere amata da tanta gente, e sicuramente questo non è rimasto una semplice desiderio. In un’intervista le venne chiesta una definizione di attrice. Lei dopo una minima esitazione rispose: “gli attori, gli artisti sono egoisti, egocentrici, un po’ esibizionisti, però guai se non ci fossero gli attori”.
Cristina Auditore
Liceo Classico “U. Foscolo” di Albano L. (Rm)
IL CYBERBULLISMO di Cristina Auditore
Siamo ormai tutti consapevoli del fatto che al giorno d’oggi se si parla di qualsiasi tema, questione o realtà, allora si parla anche di social media: dall’abito appena acquistato al piatto messo in tavola, dalla risata condivisa all’esperienza di un viaggio. Non solo fra noi giovani, ma anche nel mondo adulto, si è venuto a creare un vero e proprio sistema sociale, una sorta di mondo parallelo, un teatro di marionette i cui fili sono nelle mani degli utenti.
Il web è certamente di un mezzo vantaggioso, naturalmente se utilizzato nel rispetto di tutti. Ma ciò spesso non accade: tra gli utilizzi impropri dei social vi è appunto il cyber bullismo. D’altronde, così come nel mondo reale esiste la prevaricazione e la violenza, bisogna aspettarsi che anche in una realtà fittizia, comunque abitata da uomini e donne, queste si ripropongano. Da sempre e in ogni organizzazione sociale esiste infatti il fenomeno del bullismo, determinata dall’istinto umano dell’ “homo homini lupus”: con la creazione del mondo social nasce anche il cyber bullismo.
Più nello specifico si definisce cyber bullismo, o bullismo informatico, qualsiasi violenza psicologica, insulto e rivelazione di materiale privato online (tramite social network, forum, chat), reiterata nel tempo ai danni dell’individuo designato come vittima. Dunque non è altro che vero e proprio bullismo riportato ad una dimensione virtuale.
Statistiche ISTAT del 2014 affermano che tra i ragazzi utilizzatori di cellulare e/o Internet, il 5,9% denuncia di avere subìto ripetutamente azioni vessatorie tramite sms, e-mail, chat o sui social network; inoltre che le ragazze sono più di frequente vittime di cyber bullismo (7,1% contro il 4,6% dei ragazzi), dato che usano più frequentemente dei coetanei sia il telefono cellulare (86% contro 79,2%) sia Internet (59,8% contro 54,1%). Altri studi hanno invece evidenziato la più ampia diffusione del fenomeno, che riguarda anche soggetti di età maggiore, fino ai 60 anni, ma la questione riguarda più da vicino il mondo giovanile e le nuove generazioni.
Certamente la Polizia delle Comunicazioni promuove progetti per sensibilizzare i giovani nei confronti di questo cattivo uso della rete, ma i casi continuano a proporsi e
non è facile per le vittime denunciare, in quanto è considerato motivo di vergogna subire vessazioni sul web. Il più delle volte i cyber bulli sono ragazzini orientativamente tra i 10 e i 17 anni, spesso incapaci di valutare la gravità delle azioni compiute o di comportarsi in modo tanto aggressivo e privo di freni etici anche nella vita reale: la vera identità del molestatore può infatti essere celata da un falso account o può essere difficile da individuare addirittura a causa dell’utilizzo, da parte del vessatore, dei profili della vittima stessa.
In Italia è in vigore la Legge 29 maggio 2017 n. 71 recante "Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo". Essa, definendo esattamente il fenomeno del cyber bullismo (v. art.1 comma 2), prevede che la vittima possa richiedere di oscurare, rimuovere o bloccare i contenuti diffusi in rete; che in ogni istituto tra i professori sia individuato un referente per le iniziative contro il cyber bullismo e che al Dirigente Scolastico spetti informare subito le famiglie dei minori coinvolti in atti di bullismo informatico nonché attivare adeguate azioni educative; che se il cyber bullo è minorenne e non è stata ancora esposta querela o denuncia, possa essere, in presenza del genitore, formalmente ammonito dal questore che lo inviterà a non ripetere gli atti vessatori (art. 7).
L’approvazione di una legge ad hoc, sebbene perfettibile e non priva di incoerenze normative, rappresenta sicuramente un grande passo in avanti al fine di contrastare tali fenomeni attraverso misure preventive, educative e repressive e, si spera, al fine di convincere le vittime a denunciare, sicuri che le autorità possano essere in ogni modo e con ogni mezzo possibile dalla loro parte.
La nostra generazione di adolescenti è comunque cresciuta in una società in cui l’essere connessi è di fatto una costante, un meccanismo congenito e quotidiano. Ed è proprio attraverso questo meccanismo social che bisogna sensibilizzare le masse, dando valore al “diverso”, educando alla sana e produttiva interazione tra esseri umani.
Cristina Auditore
Liceo Classico “U. Foscolo” di Albano L. (Rm)
L'ACIDO NON PUO' CORRODERE LA VITA di Federica Cerreti
La parità dei sessi è costata sangue, fatica e battaglie, ma si potrebbe osare e dire che ciò sia avvenuto “inutilmente” considerato che molti uomini, ancora oggi, vedono la propria donna come una proprietà, un oggetto, un patrimonio. L’ uomo si nomina così padrone, privando la propria compagna di tutti i diritti costituzionali, tra cui la libertà di parola, la facoltà decisionale e in alcuni casi perfino il diritto alla vita: norme inalienabili ed ineliminabili per ogni individuo.
Una causa molto frequente che scatena atti di violenza domestica maschili, almeno per quel che concerne le coppie giovani, è la decisione della ragazza di lasciare il partner, che non accetta il gesto sfrontato di ribellione e, come punizione, le infligge violenze e atrocità.
Offrono testimonianza diretta di questi crimini Lucia Annibali, avvocato di successo, e Gessica Notaro, finalista di miss Italia 2007: ragazze a cui è stato deturpato il volto con dell’ acido versatogli dai loro ex-fidanzati dopo la decisione delle due giovani di mettere fine alle loro relazioni d’ amore. Di fronte all’ atto disumano e barbaro dei due ragazzi, le due hanno rivelato grandissimo coraggio e forza d’ animo nel reagire e ritornare a vivere e sorridere, apparentemente come prima della tragedia; merito ancora maggiore va attribuito alle due ragazze, che hanno avuto la fermezza e l’ audacia di partecipare ad eventi pubblici contro la violenza di genere ed aderire ad interviste, raccontando e diffondendo al mondo intero le loro terribili disgrazie.
Lucia ha scritto un libro in cui racconta della sua ”nuova vita“, inoltre si è impegnata nella politica e si candidata alla Camera, con lo scopo di educare la società con tro la violenza di genere, trasformando così il proprio dolore, la sofferenza e le esperienze negative in un trampolino di lancio, la rabbia in energia per reagire e non perdere mai il desiderio di vivere. Oggi è Deputata al Parlamento italiano.
Gessica, già conosciuta nel mondo dello spettacolo, si è da subito rifugiata nei “social”, continuando ad essere molto attiva su siti come instagram e facebook, dove offre consigli e si tiene in contatto con donne che tutt’ ora sono vittime di violenze e, nonostante le numerose minacce ricevute dai fidanzati delle ragazze, continua con questa sua attività. Il coinvolgimento ad una famosa trasmissione di intrattenimento televisivo della Rai, “Ballando con le Stelle”, le ha permesso di continuare ad esprimere le sue capacità artistiche, ma anche di diffondere il messaggio di cui si è fatta portatrice, al pari della Annibali, contro la violenza sulle donne. La miss in un’ intervista raccontava che, prima della tragedia, viveva con il suo nuovo compagno nel terrore e nella paura che l’ ex li perseguitasse, ma in seguito, una volta arrestato, ha affermato di aver ritrovato finalmente la felicità. Non senza ombre, stante la consapevolezza che, in Italia, le pene comminate per questo tipo di reati sono spesso irrisorie, permettendo a questi uomini pericolosi di ricominciare a perseguitare le loro vittime.
Sia a Lucia Annibali, nel 2014 e per volontà del Presidente Napolitano, sia a Gessica Notaro, nel 2018 dal nuovo Presidente Sergio Mattarella, è stato conferito il titolo di Cavaliere all’ Ordine della Repubblica, per il coraggio e la determinazione con cui esse offrono testimonianza di vittima e per il loro impegno nell’ ambito della sensibilizzazione sul tema del contrasto alle violenze di genere. Il valore ed il senso del gesto del Presidente è quello di esaltare il coraggio, sostenere tutte le donne vittime di violenze ed invitarle a lottare sempre nel nome della difesa dei propri diritti come persone e come cittadine, a non arrendersi mai ed avere sempre la forza di alzarsi e ricominciare a vivere, facendo si che le esperienze negative si trasformino in qualcosa di utile non solo per se stesse ma anche per gli altri.
Federica Cerreti
Liceo Classico “Ugo Foscolo” di Albano Laziale (Rm)

HARVEY WEINSTEIN: LO SCANDALO di Federica Cerreti
La "regina di cuori", Harvey Weinstein, 65 anni, stravolge il "paese delle meraviglie", Hollywood; il co-fondatore prima della Miramax ed in seguito della The Weinstein Company, grandi società di produzione filmografica, in pochi mesi viene travolto da un’ondata di accuse per molestie sessuali.
Il re dei produttori, con oltre 300 nomination agli Oscar, di cui vinti ben sessanta, è finito sulla bocca di tutti a seguito di svariate denunce. Le prime accuse risalgono all’ottobre 2017, in seguito alle quali è nato il movimento "Metoo" a sostegno di tutte le donne vittime di abusi sessuali. Il movimento ha spinto molte donne a confessare le violenze subite sia in ambito privato che lavorativo, così il #metoo" è diventato il simbolo contro i soprusi di tipo sessuale e si è diffuso rapidamente in tutto il mondo.
In Italia il volto della protesta è la nota attrice Asia Argento; tuttavia non fu lei il motore iniziale della denuncia: la vera eroina si chiama Rose Mcgowan, la prima donna a denunciare l’abuso del produttore. Sull’argomento la vittima ha scritto un libro intitolato "Brave", in cui racconta dettagliatamente l’assalto di Weinstein; in seguito è stata girata una serie TV sottoforma di documentario, chiamata "Citizien Rose" che ha contribuito alla diffusione in tutto il mondo dello scandalo nei minimi particolari. Dalla prima accusa si è scatenata un pioggia di denunce ad effetto domino, in totale oltre 80 celebrità, tra cui Agelina Jolie e Gwineth Paltrow, hanno raccontato le terribili minacce del produttore: da massaggi richiesti, a inviti espliciti nelle camere di hotel, dall’obbligare ad essere guardato durante una doccia, a costringere a praticare del sesso orale. L’attrice premio Oscar Meryl Streep ha tenuto a chiarire che il produttore l’ha sostenuta trattandola con rispetto e lavorando sempre professionalmente, ritiene inoltre di non essere mai stata a conoscenza di queste azioni che definisce disgustose, e manifestazione di un imperdonabile abuso di potere. Probabilmente Meryl non suscitava le attenzioni del produttore, rimanendone per sua fortuna indenne.
A distanza di 8 mesi dalle prime accuse Weinstein si è consegnato alla polizia ed è stato arrestato; poco dopo è stato rilasciato su cauzione, con un pagamento di 10 milioni di dollari e costretto ad indossare un dispositivo GPS (braccialetto elettronico) per essere sempre rintracciabile dalle forze di polizia.
I due giornali che hanno fatto conoscere al mondo la verità per primi sono stati il "New York Times" e il "New Yorker". Le prime notizie sono state pubblicate il 5 ottobre 2017 dal "New York Times" con la firma di Jody Kantor e Megan Twohey. Solo cinque giorni dopo esce lo scoop bomba: il "New Yorker" pubblica il servizio del giornalista Ronan Farrow, figlio della famosa attrice già moglie di Woody Allen, non estraneo anch’esso ad altri scandali sessuali, legati alla figlia adottiva a cui il regista si è unito sentimentalmente e sessualmente. In questo articolo Ronan Farrow, dopo aver scavato a fondo, è riuscito a racchiudere mesi di lavoro e le accuse di ben 13 attrici, tra cui anche quella di Asia Argento. Ai due giornali ed ai giornalisti che hanno permesso l’emersione dello scandalo Weinstein è stato conferito il premio Pulitzer: il più prestigioso riconoscimento nella categoria di servizio pubblico nel giornalismo.
Federica Cerreti
Liceo Classico “Ugo Foscolo” di Albano Laziale (Rm)
LA SPAGNA CONTRO LE VIOLENZE DI GENERE… E L’ITALIA? di Federica Cerreti
ERA il 7 luglio 2016 a Pamploma, in Spagna, durante le celebrazioni per la festa di san Firmino, quando una ragazza madrilena di 18 anni veniva assalita da cinque uomini originari di Siviglia. José Angel Prenda, Alfonso Cabezuelo, Antonio Manuel Guerrero, Jesus Escudero e Angel Boza, si erano offerti di accompagnare alla sua auto la giovane, conosciuta la sera stessa, che venne invece condotta nell’androne di un palazzo dove, intorno alle 2:00 di notte, avvenne l’aggressione. La donna è stata trovata il giorno seguente, accasciata a terra in posizione fetale ed ancora in stato di shock. I cinque si facevano chiamare “la manada”, ovvero “il branco”, e due di essi operavano nelle forze dell’ordine spagnole: uno era militare nella guardia nazionale, un altro poliziotto. Gli uomini hanno dichiarato che la donna era consenziente poiché non solo, di sua volontà, aveva baciato uno dei cinque, ma neppure aveva opposto resistenza né manifestato cenni di agitazione durante l’aggressione. A verificare la dichiarazione è stata una ripresa fatta con il telefono da uno del branco, con lo scopo di inviarla poi a degli amici per vantarsi dello stupro; nel video si vede la donna immobile con gli occhi chiusi che non tenta di divincolarsi dagli aggressori. La difesa in Giudizio ha spiegato che la giovane non ha reagito perché troppo terrorizzata per muoversi, l’unica cosa che voleva era che la terribile disavventura finisse presto, motivo per cui, a parere dell’accusa, avrebbe preferito non contrastare gli uomini.
Secondo il codice penale spagnolo, se il sopruso non è caratterizzato da violenze, minacce o costrizioni, non può essere giudicato "aggressione sessuale", 20 anni di prigione, ma solo "abuso sessuale", 9 anni di galera. Il processo si è concluso dopo sei mesi, la sentenza era attesissima ed è stata trasmessa in diretta tv nazionale: gli aggressori sono stati condannati per mero abuso sessuale a 9 anni di carcere.
La decisione finale è stata accolta con sdegno dall’opinione pubblica che ha dato vita a rivolte e sollevazioni popolari, nelle piazze spagnole più di diecimila cittadini, da Barcellona a Madrid a Siviglia, hanno manifestato gridando “ti crediamo sorella”. La rivolta è divampata poi sui social con l’hashtag #YoTeCreo (io ti credo), sostenuto ed accolto anche da alcuni leader politici di partiti socialisti come Pedro Sanchez, che ha sostenuto“ ha detto NO. Ti crediamo e continueremo a crederti”, e Pablo Iglesias, che su twitter ha scritto “se non lotti contro 5 bruti non ti stanno violentando: vergogna e schifo”. Il governo stesso si è scagliato contro la sentenza ed il ministro della Giustizia Rafael Català ha chiesto di rivedere i reati di tipo sessuale inclusi nel codice penale.
Nel contempo in Italia una bambina di 12 anni è stata vittima di stupro di gruppo, avvenuto nel Catanese: la piccola è stata portata in ospedale poiché perdeva sangue dall’utero, ma la scoperta dei medici è stata sconcertante, perchè la dodicenne presentava lacerazioni interne tanto brutali, da non poter essere attribuite ad atti sessuali. Questa rivelazione ha dato il via alle indagini, si pensa che la vittima sia stata attirata dal fidanzatino in un garage per poi essere legata e violentata anche con l’impiego di oggetti impropri. Ora, a differenza di ciò che avvenuto in Spagna, nel paese regna il silenzio, l’omertà predomina sulla giustizia, sull’etica, e sull’umanità. In pochi hanno davvero compreso la gravità dell’accaduto, ma anch’ essi restano chiusi nel silenzio, nell’attesa che l’aggressione venga dimenticata e superata. Mentre una bambina di 12 anni resterà segnata per il resto della sua vita.
Federica Cerreti
Liceo Classico “Ugo Foscolo” di Albano Laziale (Rm)
RIFLESSIONI DI UN'ADOLESCENTE SUL FEMMINICIDIO di Vanessa Marucci
Sono tante le domande che insorgono in me dinanzi il fenomeno del femminicidio, ma ce n’è una in particolare che si impone alla mia attenzione: cos’è esattamente quel meccanismo causale che spinge l’uomo a commettere un atto di violenza contro una donna?
Questa è la domanda fondamentale che mi sorge nella mente ogni volta che leggo un giornale o sento al telegiornale la notizia di un marito, un compagno o di un fidanzato che uccide la propria compagna.
In Italia si verificano molti casi di questo genere, se si pensa che ancor oggi almeno 120 donne vengono uccise ogni anno per mano del loro marito/fidanzato o ex compagno.
Molti fra questi uomini usano la “scusa” della cosiddetta “gelosia” per giustificare questo loro gesto criminale.
Ma è questa la verità? E, se lo è, da cosa origina una simile “gelosia”? Da una insicurezza dell’uomo? Da altro?
Per capirlo forse bisognerebbe comprendere il fenomeno del femminicidio nel suo complesso, ed è per questo che ho scelto di esaminare e parlare prima di tutto del femminicidio in generale, anziché di uno specifico delitto commesso in questi ultimi mesi: per il fatto che questo non solo è un argomento delicato, ma sarebbe giusto parlarne ampiamente, per tracciarne i dati generali, comuni e per capirlo come fenomeno nel suo complesso.
Esistono molte organizzazioni, gruppi ed organismi che si prendono cura delle donne, vittime e superstiti di queste violenze. Si tratta per lo più di associazioni femministe, che basano il loro scopo associativo nella difesa dei diritti femminili.
Molti individui credono che questi movimenti femministi esistano solo per “dare” o “accentuare” il potere delle donne a scapito degli uomini. In realtà le donne da secoli sono costrette a combattere per arrivare ad ottenere gli stessi diritti degli uomini, essendo state da sempre storicamente screditate e poste ai margini della società maschile.
Forse dovremmo chiederci il motivo per cui storicamente si è determinato in origine uno squilibrio abnorme tra questi generi.
Un motivo che probabilmente è legato alla domanda posta al rigo iniziale: cos’è esattamente che porta un uomo a compiere violenza verso una donna, la propria moglie, fidanzata o compagna? Perché quegli stessi uomini sostengono che sia proprio la gelosia la causa della loro violenza? O perché questi uomini violenti, dovendosi giustificare, danno la colpa proprio alla donna, in realtà la vittima del loro crimine? Oè realmente la donna la vera causa di tutto ciò?
Ulteriore domanda che mi pongo: perché si dice che accanto il femminicidio esista il maschicidio e che quest’ultimo in realtà sia pari al femminicidio, sebbene se ne parli molto meno o per nulla?
Penso che cercare una risposta a queste domande sia fondamentale per comprendere la storia dell’umanità ed anche il fenomeno del femminicidio. Una risposta, tuttavia, che non sia ideologica ma aderente ai fatti storici e attuali.
Vanessa Marucci
Liceo Classico “U. Foscolo” di Albano Laziale (Rm)
MASSACRATA DI BOTTE di Anna Princi
Il 5 febbraio 2018 è stata pestata a sangue dal compagno di 44 anni, nella loro casa di Macomer (Nuoro), Martina Murgese, originaria di Milano ma da tempo residente in Sardegna: è stata ricoverata in condizioni gravissime, in attesa di subire vari interventi chirurgici, in un letto del reparto di Neurochirurgia dell’ospedale San Francesco di Nuoro. Martina – non appena le sue condizioni di salute lo permetteranno – sarà portata in un reparto dell’ospedale civile di Sassari dove dovrà subire un’importante ricostruzione maxillofacciale e anche numerosi interventi al cavo orale, danneggiato dall’assunzione dell’acido muriatico. I medici si sono detti comunque fiduciosi.
La povera donna ha lanciato un appello: “Aiutatemi ad andare via – ha ripetuto con un filo di voce – ho visto la morte in faccia e sono rimasta sola. Ho tanta paura. Ora il mio solo pensiero è quello di fuggire e stare accanto a mia figlia”- "Aiutatemi a ricostruire la mia vita , voglio scappare da Macomer per tornare nella mia terra, ma sono invalida, non ho una casa, non ho parenti, non ho soldi".
L’appello è stato immediatamente raccolto dall’associazione “Onda rosa” (un centro antiviolenza di Nuoro) che grazie alla sua presidente Luisanna Porcu ha preso in carico la situazione ed ha aperto un conto corrente per dare supporto economico per Martina Murgese, ancora ricoverata al San Francesco di Nuoro in Neurochirurgia. Lo scopo sarà quello di aiutarla e sostenerla, magari permettendole di tornare nella sua città natale (Milano) e andare via da Macomer.: “Non riesco ancora a capire – ha raccontato in lacrime Martina dal letto dell’ospedale di Nuoro – perché tutta questa violenza nei miei confronti. Perché tanto odio contro di me, non riesco a capirlo. Mai prima di ora – ha continuato la donna – aveva provato a mettermi le mani addosso. Abbiamo vissuto insieme per ben due anni e io ho addirittura lasciato Milano e la mia vita per lui. Pensavo fosse l’uomo giusto per me ma mi sbagliavo” ."Non so se il mio compagno è stato arrestato – ha ripetuto la donna - sono terrorizzata che possa di nuovo avvicinarsi a me".
Da quanto emerge dalle agenzie stampa Francesco Falchi, disoccupato di 44 anni, si trova in stato di fermo, in attesa dell'udienza di convalida dell'arresto da parte del giudice, nell'ospedale di Oristano, dove è stato ricoverato in seguito a un malore. Insomma dopo le cure per lui si apriranno le porte del carcere, dove sarà rinchiuso con la pesante accusa di tentato omicidio. L’uomo infatti avrebbe picchiato a sangue la povera donna, sicuramente al termine di un banale litigio nella loro abitazione di Macomer. Martina Murgese, vittima dell’assurdo pestaggio, ha anche raccontato agli inquirenti che quell’uomo l’avrebbe costretta a bere dell’acido muriatico, prima di essere brutalmente colpita senza alcuna pietà con pesi da cinque chili.
Tra l’altro Martina è anche reduce da una storia travagliata: anche il suo ex marito infatti la picchiava e lei ha raccontato agli investigatori di essere invalida “per dei danni subiti alle vertebre durante i precedenti maltrattamenti”.
La mia vita è un incubo” ella ha aggiunto.
Sono circa 114 le donne che, da gennaio a dicembre 2017, hanno perso la vita per mano del marito, compagno, fidanzato o ex. Questo è il triste bilancio delle vittime di femminicidio in Italia, due delle quali assassinate in procinto di diventare madri, con la conseguente morte dei figli che portavano in grembo.
Ad uccidere queste povere donne sono, quasi sempre, mariti, compagni, fidanzati o ex… una vera e propria strage cui si aggiungono violenze quotidiane che sfuggono ai dati ma che, se non fermate in tempo, rischiano di fare altre vittime.
Tante le donne molestate, perseguitate, aggredite, picchiate, sfregiate; così come numerose sono quelle strangolate, bruciate, accoltellate, nella quasi totalità dei casi proprio da chi diceva di amarle. E come se non bastasse, a tutto ciò si aggiunge il preoccupante fenomeno dello stalking.
L’età del carnefice è solitamente compresa tra i 31 e i 40 anni; mentre la vittima rientra nella fascia 18-30 anni. Purtroppo sono tante le donne che non denunciano gli uomini colpevoli della violenza, e preferiscono subire in silenzio lo sfregio, fino a mettere continuamente a repentaglio la propria vita.
Tuttavia quando la donna denuncia questa viene sottovalutata e lasciata in un cassetto o della polizia giudiziaria o del giudice; oppure viene lavorata, ma c’è una sottovalutazione del rischio e il giudice magari applica una misura che poi si rivela inadeguata.
Importante deve essere dunque il ruolo delle istituzioni, ma anche culturalmente si può fare molto nella società, attraverso la prevenzione.
Nessuna donna deve permettere di farsi isolare forzatamente dalla famiglia e dagli amici, denigrandoli e sradicandoti da un terreno affettivo amicale di riferimento. È necessario osservare nel proprio partner se vi sono eccessivi e frequenti cambi di umore, anche minacciosi, con un ossessivo continuo denigrare la tua attività, il tuo aspetto, il tuo abbigliamento, deridendoti in pubblico o in privato. Prestiamo attenzione se vi è un eccessivo controllo delle nostre telefonate e delle amicizie o ripetute intimidazioni verbali e guardiamoci dalla insana e tormentosa gelosia, anche verso le amiche. Soprattutto dobbiamo saper dire di “no” in modo chiaro e sereno se serve a creare confini sani: i troppi “sì” creano autorizzazione a monopolizzarci. Stiamo attente ai comportamenti persecutori, come telefonate anonime, sms, e-mail, violazioni di domicilio, spionaggio e sorveglianza ossessiva.
Anna Princi
Liceo Classico “Ugo Foscolo” di Albano Laziale (Rm)
L'ASSOCIAZIONE MAISON ANTIGONE E LA FORMAZIONE DEI GIOVANI
La formazione dei giovani è la via fondamentale per attuare il cambiamento sociale
La nostra Associazione è intensamente impegnata in Progetti educativi e formativi rivolti ai giovani, grazie anche a percorsi triennali di Alternanza Scuola Lavoro, pari a circa 200 ore ciascuno,  che sono stati da noi attivati gratuitamente dal gennaio scorso con il Liceo Linguistico James Joyce di Ariccia (Rm) ed il Liceo Classico Ugo Foscolo di Albano Laziale (Rm), con grande entusiasmo delle/i Docenti e dei Dirigenti Scolastici.
 
I ragazzi e le ragazze che hanno prontamente aderito sono in totale quasi 60: ben oltre il numero da noi inizialmente previsto ed indicato, così da convincerci a non rifiutare nessuno di loro!
 
I nostri studenti e le numerose studentesse, divise/i in piccoli gruppi così da rendere più personale possibile il contatto e l'intervento di cui sono destinatarie/i, partecipano settimanalmente ad attività della Associazione, presso la nostra sede in Corso Matteotti 8 Albano Laziale, ricevendo una formazione teorica, che tuttavia è accompagnata anche da un concreto  ed impegnativo coinvolgimento pratico, che le/li rende protagoniste/i delle nostre azioni e degli intenti associativi, volti alla creazione ed affermazione di una nuova cultura e di una società liberat@ dalla violenza e dalla discriminazione.
05/04/2018 Autrice: Avv. Michela Nacca, Presidente Maison Antigone
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