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IL RUOLO DELL'ASSISTENTE SOCIALE
L'intervento dell'assistente sociale con le donne vittime di violenza
Ormai, quasi ogni giorno, ci ritroviamo a leggere e ad ascoltare alla tv atti di violenza nei confronti delle donne e spesso purtroppo queste situazioni, anche se vengono denunciate, risultano sottovalutate dalle nostre istituzioni.
Su tutto il territorio italiano esistono tuttavia professionisti e organizzazioni che si attivano per la difesa di queste vittime innocenti e per combattere il fenomeno della violenza di genere dilagante. [
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15/09/2018 Autrice: Dott.ssa Susanna Curcio, assistente sociale
L’UOMO MALTRATTANTE
Una lettura del fenomeno a partire dall'esperienza del Centro di Ascolto Uomini Maltrattanti di Roma
Pubblichiamo un contributo del Dott. Andrea Bernetti, psicoterapeuta e Presidente del CAM (Centro Ascolto Uomini Maltrattanti) il quale si occupa da molti anni di uomini maltrattanti. Avere un confronto con diverse professionalità ci consente di operare al meglio nella prevenzione [
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06/08/2018 Autore: Dott. Andrea Bernetti, psicoterapeuta, Presidente del C.A.M Centro Ascolto Uomini Maltrattanti
SOCIAL
#InVacanzaInsieme
#AntigoneNonLiAbbandona
Abbiamo lanciato questa campagna contro gli abbandoni estivi. Noi non lasciamo i nostri amici a quattro zampe perché sono parte della nostra famiglia. Ricordiamo anche che abbandonare gli animali è un reato punito dall'art. 727 del codice penale. Se assistete ad episodi di abbandono o maltrattamenti, non vi girate dall'altra parte ma denunciateli. [
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06/08/2018                                                                           Autrice: Simona D'Aquilio
LA RESPONSABILITA' DELLO STUPRO NON E' MAI NELLA PROVOCAZIONE DELLA VITTIMA
Lei si è ubriacata volontariamente dunque non sussiste un’aggravante. Questa la decisione della terza sezione penale della Cassazione che ha ordinato un nuovo processo per rivedere le condanne degli stupratori solo sulla questione dell’applicazione di un’aggravante. Condannati sì, dunque, i due uomini che hanno costretto a più rapporti sessuali una ragazza, perché [
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20/07/2018                                          Autrice: Marzia Lazzerini
VI MOSTRO IL MIO CORPO. LA VIOLENZA CHE NESSUNO VUOLE VEDERE.
"Queste foto me le ha fatte mio padre. Dovevano rimanere private ma, visto che si continuano a mostrarle, al telegiornale, le foto delle donne uccise che sorridono insieme ai loro carnefici, ho deciso di renderle pubbliche.. Io ho fatto una scelta forte e provocatoria, anche con un po' di vergogna, ma ho capito la necessità di dare una immagine reale della violenza... Questo era da notare, non il trucco waterproof non tolto la sera prima o le mie labbra. Mettere a disposizione di tutti il mio corpo martoriato, la mia espressione sconvolta devono servire da monito".

     

Queste sono le parole di Lidia ancora oggi, dopo sei anni, il giorno dell'anniversario più brutto della sua vita, dopo aver avuto il coraggio di denuciare l'uomo che l'ha massacrata di botte tentando di ucciderla, dopo aver avuto il coraggio di pubblicare, non senza vergogna, le sue foto dopo il massacro. Un corpo nudo, ferito, sanguinante, livido, martoriato, una stanza divelta dalla violenza di un uomo che la sera prima dice di amare quella stessa donna. Queste sono le immagini della violenza. Queste sono le immagini che devono essere viste, che devono servire per il futuro. Non le vogliamo più vedere le immagini di donne sorridenti abbracciate agli uomini che le hanno uccise. Le foto sono un pugno nello stomaco. Ma dopo sei anni ancora devono servire. Perchè gli uomini, può succede, tornano in libertà. E senza alcun controllo.
Quella di Lidia Vivoli è una storia iniziata 6 anni fa, in provincia di Palermo, e che ancora non ha una fine. È una storia di violenza e di tentato femminicidio. E una storia Che non è finita con il coraggio di denunciare e non è finita mandando a processo l'uomo che l'ha ridotta in fin di vita. L'ex compagno durante la notte si alza e comincia a massacrarla per ucciderla. La colpisce con una padella in ghisa, le sferza delle forbici su tutto il corpo. In fin di vita si salva perchè le promette di non denunciarlo. Ma questa volta invece lo denuncerà. Quattro anni e sei mesi per tentato omicidio e sequestro di persona. Dopo 5 mesi esce agli arresti domiciliari. Fuori controllo, di se e delle istituzioni, rientra in carcere con l'accusa di stalking. Oggi è nuovamente  agli arresti domiciliari. E' stata emessa infatti un'ordinanza modificando la misura del carcere con quella dei domiciliari sotto il controllo elettronico: il famoso braccialetto elettronico.
All'inizio, circa due mesi fa, quando è stata emessa la misura cautelare, era stato dichiarato che i dispositivi in Italia non erano sufficienti. Per lui non c'era. Rischiava di tornare a casa senza nessun controllo. Ma se i braccialetti elettronici non ci sono si può comunque decidere per la misura cautelare. Questo è lo stato dei fatti. Lidia può avere un po' meno paura ad oggi.
Ma la domanda è sempre la stessa: chi tutela le donne vittime di violenza? "Chi mi proteggerà" è la domanda che tutte le donne che hanno subito violenza si fanno. Ricordiamo che in Italia e nei paesi della UE il femminicidio non costituisce uno specifico reato. Nel maggio 2017 il gruppo di esperti di cui si avvale l’UNODC (United Nations Office on Drugs and Crime) per la definizione e l’implementazione della Classificazione Internazionale dei reati, di cui è parte anche l’Istat, ha riconosciuto il femminicidio come ‘‘un omicidio di una donna compiuto nell’ ambito familiare, ovvero dal partner, da un ex partner, o da un parente’’(studio Istat dell'11 aprile 2018). Sempre grazie ai dati istat sappiamo che negli ultimi cinque anni si osservano segnali di miglioramento rispetto all’ incidenza del fenomeno e una maggiore consapevolezza da parte delle donne, soprattutto giovani. Tuttavia lo zoccolo duro della violenza non è intaccato ed è in crescita la violenza assistita dai figli. Le donne spesso non parlano con nessuno di ciò che subiscono e poche denunciano alle forze dell’ordine. La maggior parte delle donne che ha subito violenza e che ha paura, infatti, aveva già denunciato. Lidia è una di queste.
05/07/2018                                                                                                                                      Autrice: Marzia Lazzerini
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